sabato 20 maggio 2017

160° DERBY D’ITALIA: NON C’E’ PIU’ L’EQUILIBRIO DI PRIMA

Con la vittoria in gara 1 la bilancia pende nettamente dalla parte di Rovigo
Ma tutto è possibile, a patto che…

L'immagine di Edo Lubian sulla t-shirt stampata dopo la vittoria in gara 1 della Femi CZ Rovigo.
"Loro non sono dei chihuahua, ma anche noi saremo pitbull" 
Dopo la vittoria, netta e meritata, della Femi CZ Rovigo nella semifinale di andata, non c’è più l’equilibrio che aveva distinto le precedenti tre gare in stagione col Petrarca.

La vittoria dei bersaglieri ha sorpreso tutti, prima di tutto gli stessi rodigini che, alla luce delle ultime gare di stagione erano dati nettamente perdenti nei confronti del Petrarca. Trascurando l’ultima gara stagionale, gli uomini di Cavinato avevano maturato un ruolino di marcia assai consistente e si erano presentati al “Battaglini” con più credenziali rispetto ai padroni di casa. Tuttavia, come spesso accade, i favoriti sulla carta finiscono poi per essere perdenti sul campo e, ironia della sorte, quelli che se lo sono ricordati per primi, sono stati proprio gli uomini di McDonnell che hanno sfoderato una gara superlativa, mettendo al sicuro il risultato nel primo tempo e domenica si presenteranno al “Plebiscito” con un piede in finale.

Tutto deciso quindi?

Direi di no, anzi, tutti noi di parte bianconera ce lo auguriamo, anche se devo dire che il clima che si respira in questi giorni dalle parti del “Memo Geremia” non è dei migliori. Pare sia convinzione di molti che il Petrarca difficilmente riuscirà nel compito di marcare 4 mete e distanziare di 16 punti Rovigo staccando il biglietto per la finale.

Non sono di questo parere, ovviamente, ma devo ammettere che l’impresa non sarà delle più semplici. Tuttavia, mi associo a quelli che come me credono nella “remuntada” (non mi piace per nulla questo termine pallonaro, ma mi adeguo), le Ombre Nere per prime, gli Old del Petrarca e quei tifosi-sostenitori che, come me, hanno seguito assiduamente la squadra in questa stagione.
Voglio credere, fino in fondo, che nella testa dei ragazzi che scenderanno in campo domani pomeriggio al “Plebiscito” scatti quella molla, quell’interruttore che accende la rabbia agonistica necessaria per stendere l’avversario, per non dargli respiro, per tramortirlo al punto tale da renderlo subito inerme.
Utopia la mia? Non credo.

La scorsa domenica mattina ero ai bordi del campo 2 del “Battaglini” dove l’Under 18 del Petrarca a 15’ minuti dall’inizio gara contro la Femi CZ Rovigo era già sotto di due mete a zero (12-0) grazie ad un “uno-due” che avrebbe messo al tappeto anche il pugile più forte. Bene, quel colpo ha sortito esattamente l’effetto contrario nei nostri ragazzi che alla fine non lasceranno spazio all’avversario e porteranno a casa un 24-12 che non si discute.
Qual è la differenza rispetto alla sconcertante gara della prima squadra?

La testa, il cuore, l’attaccamento alla maglia di tutti, dei tecnici, dei dirigenti accompagnatori, dei tanti tifosi al seguito. Sì, perché se sono 15 i giocatori che vanno in campo, la squadra siamo tutti noi.
La differenza l’ha fatta la consapevolezza dei propri mezzi, del fatto che giocare insieme per la stessa maglia (da più di qualche anno per molti di loro) è quello stimolo in più che ti carica e ti fa dimenticare una stagione pesante, che ti ha distrutto il fisico ma che ora improvvisamente sparisce per lasciare spazio alla rabbia, alla sete di vittoria, al raggiungimento di ciò che ti meriti.

Domenica scorsa al “Battaglini” i tifosi di Rovigo indossavano una t-shirt azzurra con stampata in petto l’immagine di Edoardo Lubian che scarica la sua rabbia dopo la vittoria contro il Petrarca.
Un simbolo, l’emblema di una squadra e di una tifoseria che si è accorta improvvisamente di avere ancora lo scudetto impresso sulle maglie e di volerlo difendere alla morte.
E noi, ci siamo dimenticati dell’urlo di Federico Conforti, oggetto di una bellissima immagine che ha accompagnato una campagna pubblicitaria del Petrarca qualche tempo fa? O quello di Nicola Bezzati che alza la coppa dopo la finale scudetto vinta al “Battaglini”?
Non dimentichiamoci che anche noi, dentro, abbiamo quella stessa grinta e quella stessa rabbia e voglia di vincere.

Anche noi siamo pitbull…consapevoli che loro non saranno dei chihuahua!

Forza Petrarca. Sempre!

Nicola Bezzati dopo la vittoria dello scudetto: anche noi siamo pitbull.
(ph Elena Barbini)
Enrico DANIELE