giovedì 11 maggio 2017

NON C’E’ PAZ PER IL RUGBY ITALIANO!

Ancora un episodio discutibile, stavolta in una semifinale
Sul banco degli imputati Calvisano
E’ giusto continuare a calpestare i valori del rugby?

A sx Paz prima della sostituzione, a dx dopo il suo rientro con la fasciatura al ginocchio sx
(ph Martina Sofo)
Tempo fa Elvis Lucchese nel suo blog “La Terra del Rugby” pubblicato sul Corriere del Veneto si domandava “quanto c’è di autentico, e quanto di suggestione, nei valori dello sport della palla ovale?”.

Ricordo che rimasi amareggiato una volta letto l’articolo, perché Lucchese riteneva ci fosse tanta retorica più che reale sostanza nello sbandierare i valori intrinsechi al rugby.

Non volevo crederci, io che non sono mai stato un rugbista e mi sono innamorato di questo sport anche per quei valori.
Rispetto delle regole e dell’avversario, spirito di fratellanza e di gruppo, lealtà sportiva: tutte chiacchiere?
A giudicare dagli ultimi fatti sembra di sì, ma non ci voglio ancora credere. Non posso pensare di cambiare le “regole non scritte” del nostro sport.
Sarebbe come giocare a rugby con una “pallatonda”.
No. Non ci sto!

L’ultima faccenda, amara perché la malafede è più che palese, riguarda l’episodio della temporanea sostituzione di Paz in gara 1 tra Viadana e Calvisano.

Siamo a qualche minuto dall’inizio del secondo tempo. Viadana sta vincendo 6-0 e Calvisano, dopo una touche sulla linea dei 22 è in percussione con Paz che viene placcato da Denti e Ormson. Dopo lo scontro Paz rimane a terra dolorante, faccia contro l’erba. Su The Rugby Chanel, che riprende la gara, i due cronisti commentano il fatto dicendo “…gli è rimasto a terra il ginocchio…” che si può tradurre con “si è fatto male al ginocchio”. Nel replay l’azione è abbastanza chiara: un placcaggio in combinata, regolare, come se ne vedono tanti. A voler guardar bene, Paz scontrandosi con Ormson batte anche il volto sulla spalla destra del giocatore di Viadana.
Sta di fatto che uscendo dal campo, fuori dal raggio delle telecamere, Paz non sembra soffrire per l’ipotetico trauma cranico ma per l’infortunio al ginocchio, come anche i cronisti sottolineano “…si sta trascinando un po’…zoppica…una lieve distorsione forse al ginocchio…”.
Al suo posto entra Marco Susio che, neanche il tempo di scaldarsi, marca una meta nell’azione successiva.
Passano pochi minuti e Paz viene fatto rientrare in campo con una evidente fasciatura al ginocchio sinistro.

Al termine della gara, vinta da Viadana, l’arbitro Vivarini stila il consueto rapporto indicando che la sostituzione temporanea di Paz con Susio (e prima ancora quella di Riccioni con Costanzo) è stata effettuata per concussione HIA (Head Injury Assessment), procedura introdotta nelle semifinali e finali in via sperimentale ed in forma ridotta, volta alla valutazione neurologica, in tempo reale, per gli episodi di sospetti traumi cranici per la tutela sanitaria dei giocatori, avvalendosi anche delle riprese video del match.

In buona sostanza, se un giocatore esce per sospetto trauma cranico e, dopo la valutazione negativa da parte del medico rientra in campo, la sostituzione è da considerarsi “temporanea” (come succede, ad es. per ferita sanguinante). In questo caso, la procedura HIA obbliga il medico a compilare un apposito modello (HIA 1, che indica la procedura di accertamento svolta sul giocatore infortunato). Cosa che risulta eseguita per la sostituzione temporanea di Riccioni, ma non per quella di Paz.

Viadana presenta istanza per “illecito sportivo” al Giudice Sportivo federale, sottolineando le diverse procedure adottate per le sostituzioni di Riccioni e Paz. Nel secondo caso, non sono stati chiamati ad intervenire né il dott. Ieracitano della FIR né il dott. Gregorio, medico della Nazionale U20, entrambi presenti, a riprova inconfutabile che Paz non abbia subito alcun trauma cranico, ma un infortunio al ginocchio, come appare poi evidente al rientro in campo dello stesso giocatore che portava una vistosa fasciatura al ginocchio sinistro.

Il Giudice Sportivo, rilevata l’istanza di Viadana, risponde che nel referto arbitrale non si trova alcun riscontro delle circostanze dedotte dalla società ricorrente e che “…in ogni caso, la fattispecie invocata dall’istante non rientra nelle competenze del Giudice Sportivo…” e omologa la gara con il risultato di 18-12 a favore di Viadana, rimettendo il fascicolo alla Commissione Medica Federale e alla Procura Federale per le attività di competenza.

Il Giudice Sportivo alza le braccia, e dice che non è competenza sua. Si basa esclusivamente sul referto di Vivarini.
Lascia perplessi la “formula sperimentale” del nuovo protocollo HIA che sembra fatta apposta per lasciare spazio ai furbi, nello spirito del “fatta la legge, fatto l’inganno”.

E’ chiaro ed evidente a tutti che non serve correre dietro a tanti regolamenti per capire che trattasi di vera e propria “furbata”, anche se Calvisano, come si legge sulle pagine del Giornale di Brescia, dice di aver comunicato al Quarto Uomo (Salafia di Milano) la sostituzione per trauma cranico e che lo stesso assistente arbitrale ne avrebbe autorizzato il rientro.
Anche volendo pensare a qualche “imperfezione” nel mettere in pratica una “procedura sperimentale” nel contesto è difficile trovare “buona fede”.

Tra l’altro, Calvisano non è ultima in episodi del genere.
Lo scorso campionato, in occasione della gara contro il Petrarca, ad un certo punto volevano far entrare in campo Salvatore Costanzo (pilone) in sostituzione di De Santis (estremo). Il direttore di gara, Emanuele Tomò, impedirà l’illecito ingresso (la gara non poteva svolgersi con quattro prime linee di Calvisano in campo!) di fatto evitandone la sconfitta “a tavolino”.

Ora l’ennesimo episodio, che riporta in auge le polemiche sulla presunta sudditanza degli arbitri a Calvisano e il conflitto d’interessi di Gavazzi, presidente della FIR ma allo stesso tempo coinvolto in quelli del club di cui è stato uno dei fondatori.

E solo l’ultimo di una serie (v. caso Benvenuti, caso “San Donà - Petrozzi”, elezioni da rifare in Friuli, solo per citare gli ultimi) che riportano a galla le grosse lacune del nostro movimento che ha solo pretese di “professionismo”.

E i valori del rugby? Rispetto delle regole e dell’avversario, spirito di fratellanza e di gruppo, lealtà sportiva: tutte chiacchiere?

Forse ha ragione Elvis…anche se non voglio crederci.


Enrico DANIELE