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mercoledì 25 febbraio 2015

NERI PER FORZA

Vale il colore della pelle o i meriti?
Una decisione che lascia più di qualche dubbio.

La federazione sudafricana di rugby lancia un piano di "trasformazione razziale"
già dai prossimi Mondiali in Inghilterra. Una decisione che lascia qualche dubbio.
(ph Stringer-Action Image)

Una piccola notizia di poche righe che rischia di passare inosservata. Ecco come la riporta la Gazzetta dello Sport:

SUDAFRICA: 7 «NON BIANCHI» SU 23
Il Sudafrica schiererà 7 giocatori «non bianchi» sui 23 che andranno a foglio
gara al Mondiale in Inghilterra. Lo ha annunciato la federazione, lanciando un piano di «trasformazione razziale». Per il 2019 l'obbiettivo è che il 50% degli atleti di tutte le selezioni nazionali siano «non bianchi».
La federazione ha anche specificato che, dei 7 «non bianchi», almeno 2 dovranno essere «neri», gli altri potranno essere «meticci».

E' una notizia per cui rallegrarsi?
Un’ ulteriore tappa vincente del percorso che ha come obiettivo l'uguaglianza tra bianchi e neri nel Sudafrica post-apartheid?
Ho molti dubbi che sia effettivamente così. Di certo lo è sul piano formale e di facciata, credo molto meno su quello sostanziale e reale.
I 7 giocatori (minimo) "diversamente bianchi" dovranno essere convocati per forza, per regolamento, per decisione politica. Non per merito. Non perché siano più bravi di altri giocatori più “slavati” di carnagione. Ma solo perché appartenenti a una razza non bianca.
Ma in nazionale non dovrebbero andarci i più forti e i più meritevoli, a prescindere da altre considerazioni?
Ragionando per assurdo i sette "diversamente bianchi" potrebbero essere dei brocchi assoluti e la loro presenza “imposta dall'alto” lascerebbe fuori squadra altri giocatori più meritevoli di loro sotto il profilo strettamente sportivo.
E' conforme allo spirito sportivo questo diktat?
Un privilegio che nasce indubbiamente da nobili intenti, ma che si realizza con un’ evidente forzatura logica.
Invertendo le situazioni sarebbe un po' come se, per pareggiare i conti, in una gara di centro metri piani un atleta bianco partisse dieci metri più avanti di Usain Bolt che è nero di pelle e più dotato da madre natura.
Chi non griderebbe allo scandalo?
Ma non solo. Questa riserva a favore dei neri sudafricani assomiglia un po' alla questione delle "quote rosa" nella politica italiana.
Ci sono poche donne in politica? Le donne contano poco e raramente raggiungono posti di altissimo livello? Allora le promuoviamo per legge. Qualcuno si è inventato le quote rosa, dove le donne sono presenti per diritto di sesso e non per meriti. Che siano spesso discriminate a vantaggio dei maschi è indiscutibile, anzi vergognoso; ma siamo sicuri che sia il meccanismo delle quote rosa a garantire loro una crescita reale ed un pari trattamento rispetto ai maschi? E laddove sia presente una donna per diritto di sesso non potrà restar fuori un uomo più meritevole per competenza?
Ma tornando a noi e tralasciando la politica, almeno nello sport non sarebbe più giusto ed equo che ad andare avanti fossero coloro che se lo meritano per capacità e competenze, piuttosto che per il sesso o il colore della pelle?
Pura utopia, vero...?


Angelo Volpe