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martedì 3 febbraio 2015

OSSERVAZIONI ED ANALISI DOPO IL 154° DERBY TRA PETRARCA E ROVIGO

Angelo Volpe, stimolato dai commenti sul suo post, riprende l’argomento “derby” e lo analizza più a fondo.

Vedo con piacere che il mio post a commento sul 154° derby di domenica ha suscitato la voglia di discutere sull'argomento da parte dei lettori del Boccaccio (il riferimento, in particolare, al commento tecnico inviato da “Bruno”, che riporto in fondo e vi invito a leggere – ndr).
Il che è senz'altro un buon segnale, perchè denota attenzione e passione. Il Petrarca rimane comunque nel cuore dei suoi sostenitori.

Il 154° Derby d'Italia e stato vinto da Rovigo 24-6
(ph Ufficio Stampa Rovigo)
Vorrei aggiungere alcune considerazioni partendo da alcuni dati statistici del derby che ho ripreso dal sito onrugby.it (li prendo per buoni, anche perchè la memoria visiva mi dice che siano abbastanza attendibili):


Rovigo ha perso il 31% delle sue touche, mentre il Petrarca ne ha vinte l'83%

Mi pare che questi dati dimostrino che il Petrarca ha vinto il confronto diretto tra i pacchetti di mischia. Considerando che di fronte avevano la mischia del Rovigo, mi sembrano dati più che positivi. Il problema vero di quest'anno è che a fronte di questi dati positivi la squadra non concretizza nulla o quasi nulla in termini di realizzazioni. Perchè se il lavoro della mischia non viene trasformato in punti e in mete è lì che va cercato il problema. E dunque nella linea mediana e nei trequarti. Manca quella rabbia necessaria e indispensabile che porta a superare l'avversario ("masticarlo per benino e poi sputare gli ossi"), fino a mettere il pallone in meta. Una volta il Petrarca era famoso e temuto per il principio minimo sforzo>>massimo risultato: partita controllata e dominata dalla mischia e precisione chirurgica dei trequarti nell'affondare il bisturi. E le vittorie fioccavano. Adesso vige il principio opposto: massimo sforzo>>minimo risultato. La mischia continua a farsi un mazzo così, ma i trequarti non riescono a guadagnare un metro. E le sconfitte fioccano. Purtroppo.
Motivi? Difficile dirlo.
Io non sono un tecnico e quindi non ho voce in capitolo, ma forse l'approccio con l'avversario è il nodo principale. Il rugby è uno sport di combattimento. Non basta lo stile e la tecnica (i nostri ragazzi non sono secondi a nessuno sotto questo profilo) se non sono supportati dalla grinta e dall'aggressività agonistica proprie del rugby. E non dimentichiamoci il talento, la fantasia e l'intelligenza dei singoli come bagaglio individuale innato che alla fine fa la differenza. Doti che non si insegnano, ma che si hanno dentro, nel DNA sportivo e caratteriale. L'intelligenza e la scaltrezza sono il “quid” che fanno di un giocatore ordinario un grande giocatore. Non è qui il caso di fare nomi o confronti con giocatori petrarchini del passato, ma l'approccio con l'avversario, la voglia e la determinazione di farne un solo boccone al momento giusto e senza pietà pare quasi che siano doti in via di estinzione.

Angelo VOLPE

Il commento pubblicato da “Bruno”:
“ Sono d'accordo in linea generale con la disamina. Incapacità quasi assoluta di far gioco produttivo. La grinta e la voglia per buona parte dell'incontro ci sono state, ma non bastano. La touche ha iniziato bene, rubando due palloni agli avversari, ma poi non mi sembra abbia brillato. Con l'ingresso di Zani in mischia chiusa si è fatto meglio, ma non in modo tale da incidere più di tanto. Aldilà di un paio di calci altro non si è ottenuto perché loro comunque riuscivano con Ferro a tirar fuori il pallone, perdipiù cogliendo in contropiede la nostra mischia impegnata in piena spinta. Manca Su'a e si sente, Francescato è troppo lento nel tirar fuori il pallone, passa spesso male e azzecca un calcio nel box su 4. Benettin, e qui contesto l'analisi, non è un'apertura e nel ruolo non mi è piaciuto. Non sa usare il piede ed è grave. Prova spesso ad attaccare la linea ma non ha mai creato alcun problema al Rovigo se non con un bel offload a Bettin (davanti aveva Rodriguez, noto per non essere un gran placcatore) per il resto il nulla, non diversamente dagli altri. La prima meta per me è una sua responsabilità (il passaggio a Bettin era un clamoroso palla-uomo che andava evitato) e la terza nasce dall' unico suo rinvio con il piede finito comodo comodo in bocca a loro. Salvo Eru in un paio di occasioni, nessuno mai è riuscito a superare la linea del vantaggio; Conforti, almeno non ha perso metri; gli altri, tre quarti compresi, sì. Non credo sia tutta colpa loro. Capraro ha confermato di non essere all'altezza: a fronte di un paio di buone risalite e di un paio di buone pedate, ha commesso enormi sciocchezze: la responsabilità della seconda meta è tutta sua.
Una cosa almeno si è chiarita. Non è colpa nè di Menniti Ippolito nè di Marcato se la squadra non sa più giocare, con buona pace di qualche tifoso (e non solo). A mio parere, se si voleva continuare l'esperimento Benettin, ed anch'io lo avrei fatto, si doveva far giocare Menniti estremo sia perchè rinunciare all'uso tattico del piede con l'Aquila ci può stare, ma con Rovigo no; sia perchè il ragazzo conosce il ruolo e la posizione e, nonostante il parere di molti, ha visione di gioco e sa leggere le situazioni più di altri”

Bruno