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mercoledì 17 maggio 2017

GARA 2 PLAY OFF SCUDETTO 2017: PETRARCA VS ROVIGO, IL CUORE E’ TUTTO

Chi ritiene che partiamo sconfitti, non venga al Plebiscito
L’invito di Angelo Volpe a chi non crede che il Petrarca possa arrivare in finale, ma anche l'accorato appello perché chi ci crede venga allo stadio.


Siamo riusciti a buttar giù il boccone amaro, amarissimo, della semifinale di andata? Digerita la batosta e il modo in cui l’abbiamo subita, specie nel primo tempo?  Chi di dovere ha analizzato e compreso cosa non ha funzionato (al netto da recriminazioni e giustificazioni di rito)?

lunedì 8 maggio 2017

GARA 1 PLAY OFF SCUDETTO 2017. VOGLIAMO PENSARE POSITIVO?

Evitare la perdita di fiducia e autostima
L’opinione a freddo di Angelo Volpe

Una batosta che non deve lasciare il segno: stare uniti e non perdere fiducia e autostima
(ph Alfio Guarise)
Diciamolo subito chiaro e tondo. La batosta di Rovigo non deve lasciare il segno. I giocatori, lo staff, i sostenitori/tifosi devono scaricare le scorie di una brutta sconfitta (33-18) e di un primo tempo terribile (4 mete con bonus in mezz’ora). A dirla tutta, a botta calda qualcuno (e non faccio nomi) ha dato un po’ di matto, straparlando alquanto. Ma se davvero si vuole puntare a ribaltare il risultato bisogna assolutamente fare piazza pulita delle tossine ancora in circolo e pensare a domenica 21 maggio come il giorno del riscatto. Per non buttare via un’intera stagione di sacrifici, di lavoro costante, di speranze, di emozioni, di gioie, di soddisfazioni e anche di dolori.

giovedì 14 gennaio 2016

VITTORIA CON VIADANA E PRIMATO CONFERMATO

Partita di sofferenza e sacrificio, ma tanta voglia di giocare e vincere.
L’analisi della partita contro Viadana di Angelo Volpe.

Mattia Bellini accerchiato dai giocatori di Viadana
(ph Marco Basso)
L’amico Angelo Volpe, lunedì scorso, mi ha mandato il commento della partita di sabato scorso che, ahimé essendo all’estero senza computer, pubblico solo ora.
Mi scuso con Angelo e con voi.
E.D.

Grandi, grossi e cattivi. Ruvidi e intrattabili, spesso anche scorretti.
Poche parole per etichettare il Viadana che sabato ha perso contro il Petrarca per 27-17. I primi 5 uomini del pack mantovano hanno esibito una presenza fisica micidiale che ha messo in grande difficoltà i nostri ragazzi, che spesso hanno subito in mischia chiusa (ma senza mai mollare...).
Oltre al pack, il resto della squadra è apparsa quadrata e ben disposta. Stupisce che il Viadana, per quello che si è visto sabato alla Guizza, occupi un posto di rincalzo in classifica. Invece che in zona playoff, naviga intorno al quinto-sesto posto. Misteri dell'Eccellenza.

Il Petrarca vince con Viadana e conferma il primato in classifica di Eccellenza insieme a Calvisano. Rovigo a tre lunghezze, Mogliano a -10 e la quinta classificata (IMA Lazio) a -15.
Difficile immaginare un weekend migliore per i colori petrarchini.
Quella di sabato è stata una partita di sofferenza e di sacrificio, a cominciare dalle condizioni ambientali difficili con pioggia costante e terreno fangoso. Il Petrarca ha dovuto mettere sul tappeto tutto il proprio orgoglio e voglia di giocare e di vincere per venire a capo della situazione. Un primo tempo non proprio esaltante chiuso in svantaggio 14-17. Un secondo tempo con la determinazione di non voler lasciare nulla di intentato. Una difesa per la maggior parte dell'incontro molto attenta e vigile, ma troppo spesso arretrante nei punti di incontro. Il Viadana mandava alla carica i suoi bisonti che quasi sempre guadagnavano alcuni metri sul placcaggio dei nostri. Ma i ragazzi (bravi tutti!) capitanati da un immenso “Chicco” Conforti non hanno mai ceduto, soprattutto psicologicamente, ribattendo colpo su colpo. Una punizione dell'ottima apertura occhialuta McKinley finita sul palo, ha minato la solidità mentale dei viadanesi e subito dopo il cartellino giallo comminato ad Irving è arrivato il sorpasso del 20-17 con un piazzato di Nikora. Ancora una manciata di minuti e l'ottimo Rossi ha messo a segno la meta del definitivo 27-17.
Bella vittoria, voluta strenuamente fino alla fine, dimostrando di avere gli attributi giusti per occupare degnamente la vetta della classifica.
Il coach Cavinato ha parlato anche di un aiutino della fortuna per quel palo... ma credo che sabato sia stata nettamente prevalente la determinazione dei ragazzi nel perseguire la vittoria piuttosto che la fortuna.

Il pubblico (tribuna piena alla Guizza!) ha molto contestato l'operato dell'arbitro Liperini, rimproverandogli di non punire alcuni falli sistematici del Viadana. Fuorigioco a ripetizione e falli professionali per rompere il ritmo al Petrarca. Uno spartito che troppo spesso si vede alla Guizza (mi viene in mente la partita con Calvisano della scorsa stagione...) senza che gli arbitri intervengano a tutelare la squadra attaccante. Liperini non fa quindi eccezione alla regola. C'è da dire però che anche i mantovani si sono lamentati dell'arbitraggio contestando il giallo nel finale di partita, a loro giudizio immotivato. Solo dopo il giallo, il Petrarca ha operato il sorpasso vincente. Punti di vista opposti. Però si suole dire che quando un arbitro scontenta entrambe le squadre in campo, significa che in fin dei conti ha arbitrato bene. E' il caso di Liperini? Lascio il giudizio ai tanti che hanno visto la partita.

Un cenno sul man of the match.
E' stato assegnato all'australiano Gower. Buon per lui, complimenti. Se non sbaglio è il secondo riconoscimento per lui. Personalmente avrei visto meglio Benettin che è stato almeno una spanna sopra tutti i trequarti per l'efficacia sia difensiva che offensiva. Purtroppo, dopo essere stato toccato duro, è stato sostituito nella ripresa. In seconda battuta, da segnalare la partita mostruosa di capitan Conforti. Sempre meglio, match dopo match. Bravo “Chicco”. Un cenno di merito particolare va alla linea mediana composta da Su'a e Nikora che hanno guidato la squadra con autorevolezza, dettando il ritmo ed eliminando al massimo i tempi morti. Inoltre spesso non hanno disdegnato penetrazioni nello schieramento difensivo avversario, anche sulla linea dei 5 metri, dimostrando coraggio e spirito combattivo.

Adesso ci attendono due giornate di Trofeo Eccellenza (una di riposo e una a Roma contro la Lazio). Poi si riprende alla grande con due match fondamentali e decisivi, entrambi in trasferta. Il 30 gennaio a Mogliano e il 6 febbraio a Rovigo. La prova del nove per verificare la consistenza delle ambizioni petrarchine e la solidità mentale del gruppo.
Nel frattempo ci si può dedicare alla serie B che ha di fronte due match molto importanti: domenica 17 contro il Cus Padova alla Guizza e il 24 gennaio in trasferta a Rubano. Due derby coi fiocchi da non perdere assolutamente. Ci sono da riscattare due sconfitte consecutive con Badia e Mirano per dimostrare che il gruppo è forte, compatto e ancora motivato nonostante i due passi falsi. Forza Cadetti!
Forza Petrarca!


Angelo VOLPE

Vorrei aggiungere un paio di commenti a quello di Angelo.
Il primo sull’arbitraggio.
Nella serata di sabato scorso, dopo aver postato il mio articolo sulla partita, mi ha contattato in chat l’arbitro Matteo Liperini chiedendomi, in tono amichevole (ormai ci conosciamo da qualche anno), cosa significasse quel “…contrastanti i giudizi sulla terna arbitrale…” che avevo scritto.
Nel corso della discussione, Matteo mi ha detto che “un bravo arbitro non è colui che non sbaglia mai – quello non esiste – ma colui che sbaglia di meno”.
Gli ho risposto che questo bastava per riconfermare la mia stima nei suoi confronti perché, aggiungo io, “non è bravo colui non sbaglia mai, ma è più bravo ancora chi sa riconoscere i propri errori, per cercare di migliorarsi”.
Il secondo sulle designazioni dei Man Of The Match.
Dato il mio compito di “speaker” alle partite del Petrarca, uno dei compiti è anche quello di annunciare il miglior giocatore di giornata.
Tuttavia, non sono io a decidere quale sia il giocatore designato ma, teoricamente, dovrebbero essere i “giornalisti presenti in tribuna” e/o comunque una “giuria qualificata”.
Luigi Ferraro, uno dei più combattivi
nel Petrarca 2015-16
(ph Marco Basso)

Bene, sta di fatto che i giornalisti solitamente presenti (sono tre o quattro al massimo) difficilmente mi comunicano il loro prescelto (se non dopo i miei ripetuti solleciti a pochi minuti dal termine della gara) e a farlo, molto spesso, sono I Petrarchi (che, sul fatto di essere una “giuria qualificata” credo non ci siano dubbi da parte di nessuno).
Detto questo, loro stessi si trovano in difficoltà, specie in questa stagione, dove i giocatori da premiare sarebbero più di uno ad ogni partita.
Perciò suggerirei (ma l’ho anche scritto) di trovare il modo di premiare anche un altro giocatore (magari con un premio “combattività”, “fair play”…)…vuoi vedere che, tra gli sponsor del Petrarca non se ne trovano un paio disponibili a mettere in palio un premio ogni ad ogni partita in casa?

Enrico DANIELE

martedì 10 novembre 2015

SARÀ UN CASO, SARÀ UNA COINCIDENZA. O FORSE NO…

Tanti i cambiamenti al Petrarca e un vecchio amico del Boccaccio Rugby News ne approfitta per una sua riflessione personale.
Bentornato Angelo Volpe!

La rinnovata Club House del Petrarca, stracolma di appassionati
 Euforia. C’è euforia negli umori dell’ambiente petrarchino. Entusiasmo e ritrovato orgoglio da parte di chi negli ultimi tempi (anni) aveva masticato amaro troppe volte. C’è interesse, voglia di partecipazione, piacere di stare insieme. Voglia di condividere e di divertirsi.
Da vecchio frequentatore della Guizza la percepisco quasi fisicamente questa euforia.
Belle sensazioni. Era da tanto tempo che non succedeva. Oggi arrivi agli impianti della Guizza e già dal parcheggio affollato capisci che qualcosa (tanto) è cambiato. Che tutto è più vitale. Ormai è diventato quasi difficile parcheggiare. Poi si varca il cancello e c’è un sacco di gente dappertutto. Intorno ai campi, nel parterre davanti agli spogliatoi. E la clubhouse sempre affollata e vociante, con i tavoli occupati, con avventori al banco a consumare spritz e stuzzichini o con una birra in mano ai tavoli esterni. Per non parlare della folla pazzesca durante i Mondiali, con due maxi schermi letteralmente presi d’assalto.  Il personale al banco e ai tavoli che corre da una parte all’altra senza sosta. Dalla mattina presto a sera tardi. Sono andato di domenica mattina in assenza di attività sportive ed ho trovato gente in clubhouse che faceva colazione pasteggiando a cappuccini e brioches; ci sono andato a ora di pranzo di un qualsiasi giorno feriale ed ho trovato tavoli occupati da chi pranzava. Al pomeriggio ad assistere agli allenamenti della prima squadra e non solo della prima squadra, c’è sempre un capannello di gente che si sofferma a vedere i giocatori, grandi e piccoli, all’opera. Il giorno della partita dell’Eccellenza ci sono i tifosi delle Ombre Nere che pranzano insieme ai tifosi avversari e il Terzo tempo collettivo del dopo partita. Tutti insieme, giocatori e tifosi.  Ma c’è anche tanto pubblico di semplici frequentatori che invece del desco domestico preferisce l’atmosfera vitale degli impianti della Guizza. Un pasto semplice, gustoso e di poca spesa. Quello che ci vuole per una clubhouse. Ormai sempre più Casa Petrarca, Casa del popolo petrarchino.
Al sabato, giorno di campionato di Eccellenza, c’è poi un vero e proprio happening che trasforma la partita di rugby da unico evento su cui accentrare l’attenzione, a uno degli eventi della giornata. Le ballerine del gruppo di danza, le majorettes, gli armigeri in costume medievale, i giochi gonfiabili per bambini, la mongolfiera, il falconiere con i rapaci ammaestrati…. Uno speaker di campo che trasmette passione ed entusiasmo. Insomma una giornata che offre molti spunti di intrattenimento anche al di fuori dell’elemento agonistico in se stesso.
E poi ci sono i ragazzi della Prima Squadra in campo che ci mettono l’anima (l’hanno sempre fatto, va detto!) e che finalmente riescono a portare a casa dei risultati consoni all’impegno profuso.  La Prima Squadra che non nasconde le proprie difficoltà e i propri limiti, ma che nonostante questo  lotta e combatte e alla fine vince.
Sappiamo tutti che la svolta molto probabilmente dipende in buona misura dal cambio del coach Cavinato. E questo non può che rallegrare tutti, facendo ricredere gli scettici della prima ora.  Quest’anno sono arrivate le vittorie contro gli avversari che nella scorsa stagione ci avevano battuti. Calvisano, Fiamme Oro, San Donà: tre sconfitte del 2014/15 che si sono trasformate in tre vittorie nel 2015/16. Classifica letteralmente capovolta per il Petrarca da rileggere dal basso in alto: dal terz’ultimo posto sul fondo classifica dello scorso anno, al vertice con un terzo posto di questa stagione.
Ci sono i Cadetti (la seconda squadra del Petrarca) che macinano partite e avversari in serie B. Vogliono continuare la loro marcia travolgente delle ultime due stagioni in serie C. Quest’anno la B è ovviamente un’altra categoria con standard superiori, ma al momento i cadetti non sembrano accusare la differenza e quel ragazzaccio di Piero Monfeli svolge benissimo il suo ruolo di amico-fratello maggiore-allenatore che fa da chioccia alla covata di “enfants terribles” bianconeri. E i risultati arrivano.
I risultati arrivano e l’entusiasmo cresce. O è forse il contrario?
I risultati arrivano perché l’entusiasmo cresce. L’euforia cresce, come cresce il piacere di essere e di “sentirsi Petrarca”, nella casa del Petrarca.
Tutti insieme un unico cuore bianconero.
Sarà un caso, sarà una coincidenza. O forse no. 
Sarà quel che sarà, ma questa euforia viene catalizzata e moltiplicata anche dall’avere un luogo comune che fa da riferimento ed elemento aggregante.
Una clubhouse che anima e vitalizza (ri-anima e ri-vitalizza…) la Guizza dopo anni di letargo.
Forse non sarà così, ma mi piace crederlo.
Forza Petrarca!

Angelo VOLPE
Angelo Volpe in uno scatto di Massimo Sardena
Angelo Volpe, portavoce de I Petrarchi, ex giocatore, appassionato di rugby, moto, cinema, libri (tutto in ordine casuale), da anni scrive per il Petrarca Rugby News e nel suo “Blog a modo mio”. Una penna felice, equilibrata, competente, che non manca mai di esprimere la sua analisi personale e sempre costruttiva nei confronti della squadra che ama profondamente.



Bentornato, amico Angelo!
E grazie per aver pensato al Boccaccio Rugby News per dare voce alla tua (attenta, bella e condivisibile!) riflessione sui tanti cambiamenti avvenuti al Petrarca.
Molti degli ex giocatori petrarchini che, in questa prima fase del campionato, sono tornati alla Guizza, hanno espresso la loro “meraviglia” per quello che è successo in poco tempo, ma che da anni si aspettavano.
Mi torna alla memoria la festa che abbiamo organizzato dopo la vittoria dello scudetto nel 2011 (come mi sembra lontana quella data, ma sono passati solo 4 anni!) e il mio breve discorso iniziale, portavoce di un pensiero che avevamo in cuore tutti noi che amiamo il nostro Petrarca: “…Il Centro Memo Geremia, con i suoi spazi aperti e le sue strutture, può davvero diventare il Centro di aggregazione per atleti, famiglie, tifosi, simpatizzanti e per quanti vogliano condividere i valori del Petrarca. Centro sportivo, dunque, ma anche Centro sociale e culturale…”
C’è ancora tanto lavoro da fare, ma la strada intrapresa è quella buona.
Grazie a chi ci ha ascoltato e, insieme a noi, ha imboccato quella strada.

ED 

lunedì 23 febbraio 2015

VIADANA VS PETRARCA: UNA BREVE, FALLACE, ILLUSIONE

L’entusiasmo dura poco, poi il motore si ingolfa.

Niccolò Zago, il "samoano" del Petrarca (in una foto di repertorio contro Calvisano).
Al rientro, ieri, dopo lungo infortunio: devastanti le sue penetrazioni in attacco.
(ph Corrado Villarà)

Stadio Zaffanella, Viadana.
Il Petrarca parte forte nel match di recupero contro Viadana. Roba che non si vedeva da tempo: Eru che travolge avversari su avversari in percussione, Zago (al rientro dal lungo infortunio) che recita la parte del caterpillar portandosi sulle spalle in avanzamento due-tre avversari alla volta. Le terze Giusti e Nostran che corroborano alla perfezione l’azione della mischia, la prima linea che macina gli avversari costringendoli al fallo ripetuto con relativo cartellino giallo. Woodhouse che, schierato estremo, si fionda in avanti più volte e con efficacia, Benettin, centro, che fa danni nello schieramento avversario ad ogni palla giocata. Squadra in palla e vantaggio di 10-0 al 17’.
Entusiasmante!
Uno sprazzo ancora nel primo tempo con lunga pressione nei 22, la meta sembra dover arrivare da un momento all’altro, ma l’azione finisce con un drop inaspettato di Menniti-Ippolito che si spegne al lato.
Poi qualcosa si spegne, all’improvviso manca la corrente, l’iniziativa viene lasciata al Viadana che lentamente sale in cattedra macinando un gioco tutt’altro che irresistibile, ma concreto e sistematico.
Il Petrarca sta a guardare, gioca di rimessa, commette molti falli che consentono al Viadana di rifarsi sotto e di rinfrancarsi nel morale.
Il primo tempo termina sul 10-9.
Secondo tempo sulla falsariga della seconda parte del primo, col Petrarca che sembra stare a guardare, incerto e dubbioso sul da farsi. Poi arriva la meta del Viadana con Du Plessis sul vertice alto opposto alla tribuna. Non si capisce granchè, ma l’arbitro Damasco fischia.
Il Petrarca è kaput? E’ quello che i pochi coraggiosi petrarchini presenti allo Zaffanella temono.
Una ventata di lucidità e di riscatto però arriva e riesce a riportare i neri nei 22 con una buona pressione, ma come troppo spesso succede quest’anno, senza costrutto. Il Viadana ritorna a condurre il gioco per quel che si può su un campo fangoso e scivoloso. Eru ritorna nell’oblio. Zago, provatissimo, si spegne un po’ alla volta, i palloni escono dai raggruppamenti con la velocità di un bradipo, Menniti-Ippolito e Francescato si fanno ribattere dei calci di spostamento (quattro o cinque) che permettono al Viadana di fiondarsi in avanti ringraziando sentitamente. La mischia soffre al punto di essere impietosamente travolta in chiusa. Il Petrarca è in affanno, manca l’ossigenazione, continua ad essere falloso e incassa altri calci di punizione. Come se non bastasse Menniti-Ippolito fallisce un piazzato (non difficile) in un momento in cui bisognava assolutamente segnare per tentare di invertire la rotta anche sul piano psicologico. Cambi a raffica dalla panchina da entrambe le parti che gelano il match per interminabili minuti (ma non sarebbe meglio cambiarli tutti in una volta per risparmiare sul tempo perso?).
Ritmo-gara definitivamente rotto, poche idee sul piano del gioco e dell’iniziativa completano il quadro triste e desolante del Petrarca in una grigia e tetra giornata invernale della bassa mantovana.
Una giornata da dimenticare.
Dopo la fine dell’incontro il parterre cerca di ravvivarsi col Terzo tempo delle Ombre Nere, ma l’umore generale è funereo, musi lunghi, orecchie sottoterra. Chicco Conforti, spettatore obbligato a causa di un problema ad un ginocchio, è l’emblema vivente dello stato d’animo generale sulla sponda petrarchina.
Triste e avvilito, poro toso.
Si torna a casa con le pive nel sacco, come troppo spesso è successo in questa maledetta stagione, ripromettendosi che, la prossima trasferta, sarà meglio andare al cinema o farsi una vasca sul Liston piuttosto che sciropparsi tanti chilometri per rodersi il fegato.
Domenica prossima, col campionato ancora fermo per il VI Nazioni, si gioca il recupero tra Lazio e L’Aquila. Realisticamente è lecito ipotizzare una vittoria dei romani, che così supererebbero in classifica il Petrarca che si ritroverebbe al decimo posto, virtualmente ultimo in classifica escludendo le due cenerentole, L’Aquila e Prato, che fanno corsa a parte.
Mancano le parole per esprimere compiutamente lo stato d’animo di un appassionato dal cuore petrarchino che vede questo scempio. Soprattutto quando la squadra dimostra, anche se solo per 20 minuti, di avere doti e qualità per imporsi sugli avversari. Che cosa succeda ad un certo punto, quando tutto smette di girare a dovere e il motore si imballa e si ingolfa, credo che nessuno sia in grado di dirlo.
Non il sottoscritto, di certo.


Angelo Volpe

martedì 3 febbraio 2015

OSSERVAZIONI ED ANALISI DOPO IL 154° DERBY TRA PETRARCA E ROVIGO

Angelo Volpe, stimolato dai commenti sul suo post, riprende l’argomento “derby” e lo analizza più a fondo.

Vedo con piacere che il mio post a commento sul 154° derby di domenica ha suscitato la voglia di discutere sull'argomento da parte dei lettori del Boccaccio (il riferimento, in particolare, al commento tecnico inviato da “Bruno”, che riporto in fondo e vi invito a leggere – ndr).
Il che è senz'altro un buon segnale, perchè denota attenzione e passione. Il Petrarca rimane comunque nel cuore dei suoi sostenitori.

Il 154° Derby d'Italia e stato vinto da Rovigo 24-6
(ph Ufficio Stampa Rovigo)
Vorrei aggiungere alcune considerazioni partendo da alcuni dati statistici del derby che ho ripreso dal sito onrugby.it (li prendo per buoni, anche perchè la memoria visiva mi dice che siano abbastanza attendibili):


Rovigo ha perso il 31% delle sue touche, mentre il Petrarca ne ha vinte l'83%

Mi pare che questi dati dimostrino che il Petrarca ha vinto il confronto diretto tra i pacchetti di mischia. Considerando che di fronte avevano la mischia del Rovigo, mi sembrano dati più che positivi. Il problema vero di quest'anno è che a fronte di questi dati positivi la squadra non concretizza nulla o quasi nulla in termini di realizzazioni. Perchè se il lavoro della mischia non viene trasformato in punti e in mete è lì che va cercato il problema. E dunque nella linea mediana e nei trequarti. Manca quella rabbia necessaria e indispensabile che porta a superare l'avversario ("masticarlo per benino e poi sputare gli ossi"), fino a mettere il pallone in meta. Una volta il Petrarca era famoso e temuto per il principio minimo sforzo>>massimo risultato: partita controllata e dominata dalla mischia e precisione chirurgica dei trequarti nell'affondare il bisturi. E le vittorie fioccavano. Adesso vige il principio opposto: massimo sforzo>>minimo risultato. La mischia continua a farsi un mazzo così, ma i trequarti non riescono a guadagnare un metro. E le sconfitte fioccano. Purtroppo.
Motivi? Difficile dirlo.
Io non sono un tecnico e quindi non ho voce in capitolo, ma forse l'approccio con l'avversario è il nodo principale. Il rugby è uno sport di combattimento. Non basta lo stile e la tecnica (i nostri ragazzi non sono secondi a nessuno sotto questo profilo) se non sono supportati dalla grinta e dall'aggressività agonistica proprie del rugby. E non dimentichiamoci il talento, la fantasia e l'intelligenza dei singoli come bagaglio individuale innato che alla fine fa la differenza. Doti che non si insegnano, ma che si hanno dentro, nel DNA sportivo e caratteriale. L'intelligenza e la scaltrezza sono il “quid” che fanno di un giocatore ordinario un grande giocatore. Non è qui il caso di fare nomi o confronti con giocatori petrarchini del passato, ma l'approccio con l'avversario, la voglia e la determinazione di farne un solo boccone al momento giusto e senza pietà pare quasi che siano doti in via di estinzione.

Angelo VOLPE

Il commento pubblicato da “Bruno”:
“ Sono d'accordo in linea generale con la disamina. Incapacità quasi assoluta di far gioco produttivo. La grinta e la voglia per buona parte dell'incontro ci sono state, ma non bastano. La touche ha iniziato bene, rubando due palloni agli avversari, ma poi non mi sembra abbia brillato. Con l'ingresso di Zani in mischia chiusa si è fatto meglio, ma non in modo tale da incidere più di tanto. Aldilà di un paio di calci altro non si è ottenuto perché loro comunque riuscivano con Ferro a tirar fuori il pallone, perdipiù cogliendo in contropiede la nostra mischia impegnata in piena spinta. Manca Su'a e si sente, Francescato è troppo lento nel tirar fuori il pallone, passa spesso male e azzecca un calcio nel box su 4. Benettin, e qui contesto l'analisi, non è un'apertura e nel ruolo non mi è piaciuto. Non sa usare il piede ed è grave. Prova spesso ad attaccare la linea ma non ha mai creato alcun problema al Rovigo se non con un bel offload a Bettin (davanti aveva Rodriguez, noto per non essere un gran placcatore) per il resto il nulla, non diversamente dagli altri. La prima meta per me è una sua responsabilità (il passaggio a Bettin era un clamoroso palla-uomo che andava evitato) e la terza nasce dall' unico suo rinvio con il piede finito comodo comodo in bocca a loro. Salvo Eru in un paio di occasioni, nessuno mai è riuscito a superare la linea del vantaggio; Conforti, almeno non ha perso metri; gli altri, tre quarti compresi, sì. Non credo sia tutta colpa loro. Capraro ha confermato di non essere all'altezza: a fronte di un paio di buone risalite e di un paio di buone pedate, ha commesso enormi sciocchezze: la responsabilità della seconda meta è tutta sua.
Una cosa almeno si è chiarita. Non è colpa nè di Menniti Ippolito nè di Marcato se la squadra non sa più giocare, con buona pace di qualche tifoso (e non solo). A mio parere, se si voleva continuare l'esperimento Benettin, ed anch'io lo avrei fatto, si doveva far giocare Menniti estremo sia perchè rinunciare all'uso tattico del piede con l'Aquila ci può stare, ma con Rovigo no; sia perchè il ragazzo conosce il ruolo e la posizione e, nonostante il parere di molti, ha visione di gioco e sa leggere le situazioni più di altri”

Bruno

lunedì 2 febbraio 2015

PETRARCA, UN DERBY SENZA MORDENTE.

Doppia sofferenza: in casa, davanti la tv a sorbirmi un commento insopportabile.
Annata “no” del Petrarca.

Ho visto la partita in televisione a causa di una inopportuna influenza di stagione e questo mi ha impedito di essere in tribuna a contatto del campo per assaporare gli umori dell’incontro, per respirarne l’atmosfera, per cogliere le vibrazioni trasmesse dalle due squadre in campo. In altre parole, per gustarmi come si deve un derby. In televisione il match è stato di una noia mortale, per di più aggravato dal commento insopportabile dei telecronisti Rai che facevano a gara a tessere aprioristicamente le lodi della squadra rossoblu. Un pomeriggio di passione quaresimale (prima del tempo).

Un frame del 154° Derby d'Italia: una telecronaca tutta di "parte rossoblu"
(dal sito Rai Sport)
Delusione e rabbia. Ecco le sensazioni dopo aver visto il derby n. 154 tra Petrarca e Rovigo. Inevitabilmente si finisce col ripetere concetti già espressi più volte in questa stagione. Delusione e rabbia perché questa sconfitta in qualche modo sancisce l’annata no della squadra allenata da Moretti e Salvan, proprio quando poteva e doveva essere l’occasione per dare un segnale di rinascita e di reazione. Ci credevo davvero, più che sperarci. Perché pensavo che ci fossero i presupposti motivazionali per vedere una reazione significativa. Si sono visti ancora una volta i limiti di sempre, ossia poche idee e anche confuse nell’ impostazione e gestione del gioco.  L’ormai cronica incapacità di trovare efficacia e concretezza è stata confermata in pieno. Incapacità anche nel mostrare determinazione e spirito combattivo non accademici, non formali, ma ferocemente concreti. Trattandosi del derby era lecito aspettarsi che potesse essere l’occasione giusta per dare un segnale di cambiamento rispetto al trend del girone di andata. Quale occasione migliore? Invece di fronte ad un Rovigo che ha fatto semplicemente “il suo compitino” e nulla più, il Petrarca ha inanellato l’ennesima scialba partita e relativa sconfitta di questo campionato.
Eppure il Petrarca ha fatto vedere delle cose buone in touche e anche in mischia chiusa, mettendo in seria difficoltà gli avversari, specie nelle rimesse laterali. Delle tre mete incassate, almeno una, se non due, sono frutto di episodi più che di gioco costruito. Il che evidenzia la non irresistibilità degli avversari che però hanno sfruttato cinicamente ogni occasione favorevole che si è presentata. Che è esattamente quello che ci si aspetta da una squadra forte e rapace. Il contrario del Petrarca che ha pur avuto due o tre occasioni favorevoli, ma non è mai riuscita a concretizzare nulla. Anche i dieci minuti in superiorità numerica sul finire del secondo tempo sono rimasti infruttuosi per i petrarchini.
Il Rovigo ha avuto vita troppo facile nel rintuzzare ogni attacco petrarchino che a fine partita ha chiuso ancora una volta con zero mete segnate e un gioco ristagnante a centrocampo, incapace di prendere il vantaggio attaccando. Ieri si è visto un Eru più battagliero del solito (finalmente) anche se non in grado di fare la differenza, un Conforti come al solito strenuamente combattivo, una prima linea (con Zani) e una mischia che hanno efficacemente contrastato gli avversari rossoblu.  Per gli altri reparti c’è poco da dire di positivo, purtroppo. La mediana, con tutto il rispetto per Francescato, soffre troppo l’assenza di Su’a, specie nella velocità di gestione delle palle in uscita dai raggruppamenti. Benettin si conferma una buona scelta nel ruolo di apertura, ma ieri è stato troppo spesso braccato dai mastini avversari che lo hanno spesso asfissiato. Infine i trequarti. Per me rimangono la maggior “incompiuta” per quanto riguarda il rapporto tra potenzialità ed efficacia effettiva. Uno dei nodi principali da risolvere.

E adesso? Adesso un altro mese di sosta per smaltire la delusione del derby con il viatico di un VI Nazioni che comincerà nel prossimo week end. Si tornerà a parlare di Eccellenza il prossimo 7 marzo con il match casalingo contro le Fiamme Oro. Sarà un’altra giornata di penitenza quaresimale? Facile supporre che Pasquale Presutti verrà a Padova ben deciso a portarsi via la vittoria che per la sua squadra significa restare nel giro dei play off. Al Petrarca toccherà il compito di non fare la vittima sacrificale.
Ci riuscirà?


Angelo VOLPE

mercoledì 14 gennaio 2015

PETRARCA RUGBY: CORAGGIO, FIDUCIA E ORGOGLIO...

Il DS Corrado Covi va “controcorrente” rispetto alle ultime dichiarazioni remissive, e vede il bicchiere mezzo pieno.

Il Mattino di Padova ha pubblicato un'intervista a Corrado Covi nel corso della quale in casa Petrarca per bocca del DS si torna ufficialmente a parlare di play off. Finalmente, direi. 
D'altronde i numeri supportano questa speranzosa apertura. La classifica dice che il quarto posto è a sole 3 lunghezze dal Petrarca e che con le ultime due partite si sono portati a casa 9 punti preziosissimi. E' ben vero però che si tratta di punti ottenuti contro la penultima (L'Aquila) e la terz'ultima (Lazio) della classifica e non senza difficoltà. Inutile nasconderselo.
Contro le più forti nel girone di ritorno saranno gioie o dolori? Ma qui si rientra in quella che si può considerare la visione personale delle cose e del mondo, ossia l'eterna diatriba tra il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
Un pessimista obietterebbe ai buoni auspici di Covi che già a partire dalla prossima di campionato contro il Rovigo (1 febbraio al Plebiscito) il Petrarca potrebbe tornare dietro la lavagna con una sonora bastonatura; al contrario una visione più ottimista e positiva indurrebbe invece a credere nelle possibilità di recupero della squadra proprio già a partire dal derby.
Corrado Covi, DS del Petrarca Rugby.
Alla crisi del Petrarca risponde con ottimismo.
(ph Enrico DANIELE)
Quale occasione migliore per stimoli e tradizione?
Il prossimo sarà il 154.mo derby...
Quante volte è successo che ad aggiudicarsi lo scontro diretto sia stata la squadra sfavorita della vigilia?  Potremmo andare avanti all'infinito tra slanci di ottimismo e depressioni pessimistiche. Il tempo è galantuomo, si vedrà.
Mi piace citare il sommo Goethe: "Non è grande colui che non cade mai, ma colui che - pur cadendo - si rialza sempre".
Non occorre aggiungere altro, credo.
Personalmente, per formazione ed esperienze personali cumulate, non riesco neppure a immaginare il rugby senza una dominante positiva, ottimista, combattiva e adrenalinica. Per quanto mi riguarda sono assolutamente d'accordo con Covi. E' giusto, lecito, sacrosanto, direi obbligatorio, continuare a credere che il Petrarca possa raddrizzare la stagione.
Però bisogna crederci fino in fondo e lavorare sodo. Se poi il "miracolo" di volontà, coraggio, fiducia e orgoglio dovesse realizzarsi, allora sì voglio vedere "a Canossa" tutti quelli che adesso sparano a zero sulla squadra e si dileguano come neve al sole...
Chi vivrà, vedrà.


Angelo Volpe

martedì 30 dicembre 2014

PETRARCA RUGBY: PRESIDENTE TOFFANO, PIU’ RASSEGNAZIONE CHE REAZIONE

L’intervista rilasciata dal Presidente bianconero al Gazzettino, ha suscitato molte discussioni in rete.
Ecco l’opinione di Angelo Volpe.

Un’intervista a Enrico Toffano (n.d.r. quella sul Gazzettino del 29-12-2014 a firma di Alberto Zuccato) dai toni e dai contenuti che vorrei definire quasi spietati, senza vie d’uscita se non una chiara (e deprimente) rassegnazione per un anno buttato via.

Enrico Toffano. Solitamente, il Presidente del Petrarca non le manda certo a dire: le sue recenti dichiarazioni alla stampa sono, però, sembrate un segno di resa.
(ph. Corrado Villara)
Una stagione che da qui alla fine, se tutto andasse bene, potrebbe al massimo evitare di far perdere del tutto la faccia e la credibilità del Petrarca (specie nei confronti degli sponsor…). Insomma siamo proprio alla frutta, ossia alla resa totale. Non si vede un barlume di speranza o un guizzo di orgoglio nelle parole del Presidente, nonostante manchino 11 partite alla fine della regular season e le speranze, sia pur teoriche, di un aggancio dei play off non sono ancora escluse del tutto.  
Mi pare proprio che nel Toffano-pensiero si legga solo rassegnazione mentre del tutto assenti sono fiducia e speranza. Mi sarebbe piaciuto, lo dico senza alcuna vis polemica, un’intervista improntata con veemenza alla voglia di riscossa immediata. Una specie di dichiarazione di guerra e una chiamata alla mobilitazione generale di tutta la società, dalla squadra ai sostenitori, con l’obiettivo di risalire la china a tutti i costi... Ma il taglio dato dal Presidente alla sua intervista è, come detto, di tutt’altro tono.
Ma possibile che tutta la squadra, dallo staff ai giocatori, si siano imbrocchiti fino a questo punto? Fino all’altro ieri i giovani del vivaio in primis e anche gli altri innesti della rosa erano giocatori apprezzati e tecnicamente dotati, dalle grandi potenzialità. I due tecnici erano il fiore all’occhiello della società. Giovani, emergenti, motivati e soprattutto entrambi ex petrarchini. Cosa volere di più?
Adesso invece sembra che sia cambiato tutto nel giudizio del Presidente. Certo che Toffano non le manda a dire, pur mettendosi lui stesso nella lista dei colpevoli della disfatta stagionale. In pratica accomuna tutti, dai dirigenti ai giocatori, passando in primis dallo staff, nella lista dei “cattivi” che devono fare “mea culpa”.
Anche la scelta degli stranieri meriterebbe una riflessione.
Se si sono rivelati non a posto fisicamente e deludenti sul piano tecnico-agonistico, non è prevista una possibilità di risoluzione del contratto e rispedirli al mittente da dove sono venuti? Bisogna tenerseli così come sono, salvo piangere sulle scelte rivelatesi sbagliate? Oppure sarebbe il caso di mettere in riga i signori giocatori stranieri, anche con le cattive maniere (multe…?, sanzioni…?), al fine di indurli a rendimenti più consoni al loro ruolo di punte di diamante della squadra? Francamente mi scoraggia questa specie di arrendevolezza. Ormai la stagione è andata, non possiamo farci niente, pensiamo al futuro… E la reazione, l’orgoglio, una sana incazzatura e magari anche qualche sano calcio in culo…???
Bah!
E, su tutto questo, aleggia il fantasmino di Vittorio Munari che c’è ma non si vede. Nel senso che non si vede all’opera. Basta chiedere in giro (anche a chi alla Guizza ci sta stabilmente) cosa faccia Vittorio, che mansioni e che ruoli rivesta, che la risposta è sempre la stessa: boh, chi lo sa!?
Un oggetto misterioso che nell’intervista viene però svelato a sorpresa. Sarebbe la riorganizzazione del settore giovanile l’occupazione attuale di Munari. Ohibò, buono a sapersi! Meglio tardi che mai. E pensare che tutti, o quasi, erano convintissimi che fosse tornato al Petrarca per occuparsi a tambur battente della prima squadra nella logica di un rilancio in grande stile della società in Eccellenza. In questa logica sarebbero rientrati i ben quattro stranieri della nuova stagione.
Sembrava un disegno coerente.
Invece no. Dopo mesi di dubbi viene fuori che tutti si sono sbagliati tutti o tutti hanno capito male…
Boh!


Angelo Volpe

lunedì 22 dicembre 2014

PETRARCA: CALMA E SANGUE FREDDO, NIENTE CAPRI ESPIATORI…

Angelo Volpe auspica serenità, pur nel momento difficile del Petrarca e fa gli auguri a tutti.
Elogia l’incitamento del pubblico alla squadra in difficoltà.
C’è chi sta peggio, ma anche chi sta meglio: l’elogio a Pressutti.
Lo ringrazio pubblicamente per la “graditissima sviolinata” degna del miglior Uto Ughi.

La crisi del Petrarca: probabilmente solo ansia da prestazione, niente più

Sabato, dopo il fischio finale dell’arbitro Blessano che sanciva la disastrosa sconfitta interna del Petrarca contro il San Donà, è successa una cosa curiosa. Amici, ma anche sconosciuti, mi hanno fermato negli spazi antistanti al “Memo Geremia” per chiedermi cosa avrei scritto a commento dell’incontro appena terminato.  A margine del curioso episodio, questo indica come il blog di Enrico Daniele –Boccaccio Rugby News- che gentilmente ospita le mie elucubrazioni rugbystiche, sia molto seguito e apprezzato dagli appassionati petrarchini. Una bella soddisfazione per Enrico. Che con tutta la passione e l’entusiasmo che ci mette, proprio se la merita.

Peccato non ci sia molto da commentare sulla sconfitta di sabato.
Il Petrarca ha probabilmente messo una pietra tombale sull’obiettivo dei play off. Difficile, anche se non impossibile, colmare i 10 punti che separano i bianconeri dai rossoblu rovigotti che attualmente occupano la quarta posizione. Certo, il prosieguo del campionato è ancora tutto da scrivere e prima di fasciarsi la testa è meglio aspettare di rompersela…, tuttavia l’eventualità, al momento, è abbastanza teorica. Ma lo è ancora di più se invece dei numeri si va a considerare la crisi che colpisce attualmente il Petrarca.
Una crisi a 360° che va dal dare la netta sensazione di non sapere cosa fare con la palla in mano, all’incapacità ormai quasi cronica di saper concludere a punti le azioni di gioco imbastite con tanta fatica, alla enorme fatica nel conquistare terreno sui punti di incontro e, per contro, alla estrema facilità con cui si perde terreno attaccando.
Può bastare?
Probabilmente un buon tecnico e conoscitore di rugby potrebbe tirar fuori altri difetti o limiti al Petrarca attuale. Io invece credo di più ad una motivazione psicologica piuttosto che tecnico-tattica. In fin dei conti i giocatori della rosa di quest’anno sono in buona parte quelli delle stagioni precedenti che hanno fatto bene pur mancando l’obiettivo play of di un soffio. Anzi in alcuni settori i nuovi arrivi si sono rivelati anche migliori dei loro predecessori. E allora, in virtù di questo ragionamento, tenderei a escludere l’improvvisa “broccaggine” dei nostri, quanto piuttosto ad una specie di “ansia da prestazione” che attanaglia tutti. Intendo dire che se i primi 15-20 minuti della partita non vanno come devono andare, se invece qualcosa va storto o non secondo il piano di gioco studiato in settimana, ecco che la squadra perde la testa e incomincia sentirsi in dovere di porre rimedio alla situazione con iniziative personali o facendosi prendere dalla concitazione. In altre parole subentra la paura di sbagliare e di non fare bene. Il che porta al risultato esattamente opposto. La squadra si imbolsisce, perde lucidità, smette di ragionare e finisce col perdere la testa. E il rugby, come per gli scacchi, non si gioca senza ragionare o senza la dovuta tranquillità mentale.
Non saprei cosa altro pensare nel tentativo di individuare i motivi dei risultati deludenti (eufemismo?) del Petrarca in questi primi tre mesi di campionato.
A mia memoria non ricordo una posizione di classifica così deficitaria. Forse qualcosa del genere successe ai tempi in cui –mi pare fosse la fine degli anni 90- il campionato passò dal girone unico al doppio girone con play off e play out.
Ma poco importa. Importa molto di più pensare al da farsi.
A tal proposito inutile nascondere che in giro ci sia tanta voglia di un capro espiatorio. Non è da ieri che in tribuna si ascoltano mugugni contro i due tecnici Moretti e Salvan. Quelli che “sanno tutto” li vedono come i principali responsabili della disastrosa stagione petrarchina. Premesso che tutti possono sbagliare e che il Moro e Rocco non hanno mai avuto la pretesa di essere esenti da errori, credo che per il Petrarca sarebbe la cosa peggiore imbarcarsi in un eventuale infausto cambio di allenatori. Intanto perché significherebbe addossare loro delle responsabilità che invece vanno ripartite equamente tra tecnici e giocatori, senza escludere nemmeno la dirigenza ( a questo proposito torna alla mente l’intervista del presidente Toffano: “sono stati sbagliati i nuovi stranieri”…). Chi si ritiene esente da errori scagli la prima pietra, possibilmente dopo un attimo di riflessione e di un esame di coscienza. Cercare il capro espiatorio sarebbe liberatorio per tutti gli altri, il che non sarebbe giusto ed equo. Uno dei princìpi base del rugby è il sostegno. A mio modestissimo avviso in questo momento il vero sostegno in piena aderenza con lo spirito del rugby è quello di rimboccarsi le maniche tutti insieme e, tutti insieme, cercare di uscire da questa crisi nera. Analizzare la situazione e cercare di porvi rimedio senza vittime sacrificali, ma puntando sulle capacità e la voglia di riscatto di chi la baracca bianconera la porta avanti tutti giorni e di chi mette la faccia nel fango sul campo da gioco. Dirigenti, staff e giocatori. E senza escludere nessuno, contorno di appassionati e tifosi compresi.
Sabato scorso dalle tribune della Guizza, dopo che il Petrarca è rimasto in 14 in seguito all’espulsione di Eru, si sono sentiti cori di incitamento. Con la squadra in difficoltà, con l’assillo di non farcela, con il punteggio che impietosamente stava condannando la squadra, il pubblico ha sentito il bisogno e il dovere di incitare i giocatori con una sequenza di Petrarca-Petrarca-Petrarca addirittura commovente. Forse è il mio cuore petrarchino che è troppo tenero, ma la mia sensazione in quel momento è stata proprio di commozione. Soprattutto considerando la proverbiale freddezza del pubblico padovano. Una freddezza che spesso rasenta quasi l’algida indifferenza. Invece sabato no. I sostenitori bianconeri hanno spontaneamente gridato più e più volte il loro affetto e il loro sostegno alla squadra proprio nel momento di maggior crisi. Bel gesto. Bello ed encomiabile perché gratuito, spontaneo e sincero. Io non so se nella testa del Presidente Toffano o di altri dirigenti ci sia l’idea di intervenire allontanando i tecnici Moretti e Salvan (con atteggiamento tipicamente baeonaro). Credo di no, spero di no. Voglio pensare di no.  Proprio in virtù di quei cori Petrarca-Petrarca che si sono sentiti sabato. Che sono incitamento e attestato di fiducia al tempo stesso. Non contro qualcuno, ma per qualcuno. Un qualcuno chiamato Petrarca, nella sua interezza. Con i suoi ragazzi e i suoi tecnici, con il loro pregi e i loro difetti. Mi auguro che tutto ciò non passi inosservato a chi di dovere e venga preso in considerazione in Guizza, laddove si decide la gestione petrarchina.
Se il Petrarca piange, gli altri non ridono… Basta guardare in casa rossoblu degli amati rovigotti. Zambelli spende ogni estate fior di quattrini per allestire uno squadrone che deve (dovrebbe) spaccare il mondo e poi si ritrova a prendere oltre 40 punti dal Mogliano. Non a caso questa pesante sconfitta arriva proprio dopo il passo falso dell’annuncio del cambio di allenatore. Frati fatto fuori anticipatamente a favore di Brunello. “Ars diplomatica” vai a farti benedire….. salvo poi la smentita e l’accusa alla stampa di aver travisato le parole del presidente. Ma a Rovigo quando le cose vanno male bisogna sempre dare in pasto all’opinione pubblica un responsabile.
 Chi invece gioisce, e pure tanto, è Pasquale Presutti, nobile e inveterato condottiero delle Fiamme Oro che a questo punto del campionato si trova addirittura al terzo posto in classifica. Lasciatemi autoincensarmi, ma dopo Fiamme-Petrarca avevo scritto che sul campo dei poliziotti in tanti ci avrebbero lasciato le penne quest’anno. E la classifica attuale va letta proprio in questo senso, assegnando alle Fiamme di Pasquale la palma della rivelazione assoluta della stagione in corso. Congratulazioni e forza Fiamme!
Pasquale Presutti (premiato da Giovanni Pedrini all'ultimo torneo dedicato alla memoria del padre): le sue Fiamme Oro sono al terzo posto in classica generale.
Non succedeva dagli anni settanta. (ph. Paolo Aguzzoni)
Siamo a Natale, il campionato si ferma e riprenderà il 4-5 gennaio con la trasferta a Roma contro la Lazio.
Mesta sfida di bassa classifica oppure rilancio delle martoriate velleità del Petrarca? Secondo voi…?

Buon Natale a tutti.


Angelo Volpe