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lunedì 23 febbraio 2015

VIADANA VS PETRARCA: UNA BREVE, FALLACE, ILLUSIONE

L’entusiasmo dura poco, poi il motore si ingolfa.

Niccolò Zago, il "samoano" del Petrarca (in una foto di repertorio contro Calvisano).
Al rientro, ieri, dopo lungo infortunio: devastanti le sue penetrazioni in attacco.
(ph Corrado Villarà)

Stadio Zaffanella, Viadana.
Il Petrarca parte forte nel match di recupero contro Viadana. Roba che non si vedeva da tempo: Eru che travolge avversari su avversari in percussione, Zago (al rientro dal lungo infortunio) che recita la parte del caterpillar portandosi sulle spalle in avanzamento due-tre avversari alla volta. Le terze Giusti e Nostran che corroborano alla perfezione l’azione della mischia, la prima linea che macina gli avversari costringendoli al fallo ripetuto con relativo cartellino giallo. Woodhouse che, schierato estremo, si fionda in avanti più volte e con efficacia, Benettin, centro, che fa danni nello schieramento avversario ad ogni palla giocata. Squadra in palla e vantaggio di 10-0 al 17’.
Entusiasmante!
Uno sprazzo ancora nel primo tempo con lunga pressione nei 22, la meta sembra dover arrivare da un momento all’altro, ma l’azione finisce con un drop inaspettato di Menniti-Ippolito che si spegne al lato.
Poi qualcosa si spegne, all’improvviso manca la corrente, l’iniziativa viene lasciata al Viadana che lentamente sale in cattedra macinando un gioco tutt’altro che irresistibile, ma concreto e sistematico.
Il Petrarca sta a guardare, gioca di rimessa, commette molti falli che consentono al Viadana di rifarsi sotto e di rinfrancarsi nel morale.
Il primo tempo termina sul 10-9.
Secondo tempo sulla falsariga della seconda parte del primo, col Petrarca che sembra stare a guardare, incerto e dubbioso sul da farsi. Poi arriva la meta del Viadana con Du Plessis sul vertice alto opposto alla tribuna. Non si capisce granchè, ma l’arbitro Damasco fischia.
Il Petrarca è kaput? E’ quello che i pochi coraggiosi petrarchini presenti allo Zaffanella temono.
Una ventata di lucidità e di riscatto però arriva e riesce a riportare i neri nei 22 con una buona pressione, ma come troppo spesso succede quest’anno, senza costrutto. Il Viadana ritorna a condurre il gioco per quel che si può su un campo fangoso e scivoloso. Eru ritorna nell’oblio. Zago, provatissimo, si spegne un po’ alla volta, i palloni escono dai raggruppamenti con la velocità di un bradipo, Menniti-Ippolito e Francescato si fanno ribattere dei calci di spostamento (quattro o cinque) che permettono al Viadana di fiondarsi in avanti ringraziando sentitamente. La mischia soffre al punto di essere impietosamente travolta in chiusa. Il Petrarca è in affanno, manca l’ossigenazione, continua ad essere falloso e incassa altri calci di punizione. Come se non bastasse Menniti-Ippolito fallisce un piazzato (non difficile) in un momento in cui bisognava assolutamente segnare per tentare di invertire la rotta anche sul piano psicologico. Cambi a raffica dalla panchina da entrambe le parti che gelano il match per interminabili minuti (ma non sarebbe meglio cambiarli tutti in una volta per risparmiare sul tempo perso?).
Ritmo-gara definitivamente rotto, poche idee sul piano del gioco e dell’iniziativa completano il quadro triste e desolante del Petrarca in una grigia e tetra giornata invernale della bassa mantovana.
Una giornata da dimenticare.
Dopo la fine dell’incontro il parterre cerca di ravvivarsi col Terzo tempo delle Ombre Nere, ma l’umore generale è funereo, musi lunghi, orecchie sottoterra. Chicco Conforti, spettatore obbligato a causa di un problema ad un ginocchio, è l’emblema vivente dello stato d’animo generale sulla sponda petrarchina.
Triste e avvilito, poro toso.
Si torna a casa con le pive nel sacco, come troppo spesso è successo in questa maledetta stagione, ripromettendosi che, la prossima trasferta, sarà meglio andare al cinema o farsi una vasca sul Liston piuttosto che sciropparsi tanti chilometri per rodersi il fegato.
Domenica prossima, col campionato ancora fermo per il VI Nazioni, si gioca il recupero tra Lazio e L’Aquila. Realisticamente è lecito ipotizzare una vittoria dei romani, che così supererebbero in classifica il Petrarca che si ritroverebbe al decimo posto, virtualmente ultimo in classifica escludendo le due cenerentole, L’Aquila e Prato, che fanno corsa a parte.
Mancano le parole per esprimere compiutamente lo stato d’animo di un appassionato dal cuore petrarchino che vede questo scempio. Soprattutto quando la squadra dimostra, anche se solo per 20 minuti, di avere doti e qualità per imporsi sugli avversari. Che cosa succeda ad un certo punto, quando tutto smette di girare a dovere e il motore si imballa e si ingolfa, credo che nessuno sia in grado di dirlo.
Non il sottoscritto, di certo.


Angelo Volpe