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venerdì 30 gennaio 2015

154° DERBY D’ITALIA PETRARCA VS ROVIGO: LA SFIDA PIU’ LUNGA DEL RUGBY ITALIANO

Tutti i numeri, e qualche curiosità della gara che non ha eguali.

Domenica 1° febbraio 2015, lo stadio del Plebiscito di Padova sarà teatro dell’incontro di rugby che, a pieno diritto, è l’unico a potersi fregiare del titolo di “Derby d’Italia”.
Le due squadre venete si affrontano per la 154esima volta in campionato.


Così tante volte solo tra Petrarca e Rovigo.
E’ difficile, se non impossibile, trovare altre due squadre che in 67 anni ( tanti sono i campionati disputati consecutivamente dal Petrarca Rugby nella massima serie) si sono confrontate per così tante volte. Tra l’altro, le sfide tra le due venete sono molte di più. Nei conteggi andrebbero inserite le gare di Coppa Italia, poi diventate Trofeo d’Eccellenza, e i numerosi incontri amichevoli non ufficiali. A voler essere pignoli, dovremmo anche tener conto delle sfide tra le città di Padova e Rovigo, e quindi quelle precedenti al primo campionato disputato dal Petrarca nella massima serie (1948-49).  A Padova, infatti, il rugby giocato era iniziato già nel 1928 con i “Leoni di San Marco”, poi proseguito sino al campionato 1946-47 dal “Rugby Padova”. Fu proprio quest’ultima (anno di nascita 1934) a disputare la prima gara “certificata” contro Rovigo (2a giornata del campionato 1946-47). L’incontro si giocò a Padova con vittoria di Rovigo (6-19) ma non si disputò l’incontro di ritorno: il club padovano si ritirò anzitempo dalla competizione.
Oltre quelli tra Petrarca e Rovigo, gli altri scontri diretti con maggior numero di frequenza, sono quelli tra Rovigo e L’Aquila (117) e tra Petrarca e L’Aquila (106), gli unici a superare quota 100.


Curiosità. Alcuni fra gli atleti dei "Leoni di San Marco", fonderanno il rugby a Treviso (Livio Zava e Cesare Sarti), mentre Dino Lanzoni (studente in medicina a Padova) farà nascere il rugby a Rovigo.

All’inizio, una sfida fra i ragazzi di due città.
Nei primi anni, a confrontarsi in campo, erano perlopiù i giovani nati nelle due città (o in provincia). Oggi le cose sono un po’ cambiate.
Con l’ingresso nel Sei Nazioni, il rugby italiano ha cercato di volgersi al professionismo (senza tuttavia riuscirci pienamente) componendo le squadre con giocatori provenienti da ogni dove.
Così, ad oggi, nel confronto tra le rose di Petrarca e Rovigo, i giocatori nati a Padova sono (soltanto) 14, 7 a Rovigo.



Gli “ex” delle due squadre.
Nello staff tecnico del Petrarca l’ “assistant coach” Rocco Salvan, è un rodigino D.O.C., che ha vestito sia la maglia rossoblu che quella bianconera (diventandone anche capitano).
Anche il “team manager” del Petrarca, Guido Zorzi, ha vestito entrambe le maglie.
In passato fu lo stesso Mario “Maci” Battaglini, bandiera del club polesano, ad allenare il Petrarca.
Di recente, molti giocatori hanno vestito entrambe le maglie, fra questi, Mirco Bergamasco, Nicola Gatto, Flavio Damiano, Juan Pablo Sanchez, Pietro Travagli, Silao Leaega, Giovanni Boccalon, Daniele Tumiati.

Curiosità. Tra i giocatori in attività nei due club, Steven Bortolussi è passato a Rovigo, dopo essere stato Campione d’Italia 2011 col Petrarca.

“Io non ho cugini”. Diverse, ma sostanzialmente uguali.
Ogni Derby d’Italia ha una storia tutta sua, che inizia immediatamente dopo il fischio finale dell’ultimo derby giocato. Una storia che vive di una sana rivalità tra due club e due realtà profondamente diverse, ma perfettamente identiche quando si tratta di palla ovale. Perché, è vero che entrambe vivono l’attesa del derby in maniera differente, ma è anche vero che in prossimità della gara l’adrenalina sale in maniera esponenziale, accomunando giocatori, staff e tifosi delle due squadre.
Per questo, è assai riduttivo leggere la storia dei derby solo attraverso l’aridità dei “numeri”. Tuttavia, è un modo in più per far capire che, nonostante le diversità, le due squadre si assomigliano molto.
E’ sfatato il noto “refrain” delle tifoserie “io non ho cugini”?

1, X, 2: il pareggio non va bene a nessuno, ma è successo per 18 volte.
Perdere non piace a nessuno, tantomeno nel Derby d’Italia, ma nemmeno il pareggio (verificatosi 18 volte) è un risultato gradito. Ne sa qualcosa il Petrarca che, nella stagione successiva a quella dell’ultimo scudetto (ss. 2011-12) pareggiò al Plebiscito l’ultima gara di campionato 16-16, restando esclusa dai play off per soli due punti e dando via libera alle semifinali proprio al Rovigo.


Curiosità. Il Derby d’Italia è finito a “mete inviolate” e con il tabellone del punteggio assolutamente "immobile" solo una volta: fu alla 14a giornata della ss. 1972-73, Rovigo-Petrarca 0-0.

Spesso, se le suonano di santa ragione.
Una sola volta il Derby d’Italia è finito senza colpo ferire, ma è successo anche che se le siano date di “santa ragione” (in termini di punti, s’intende!). Avvenne nello spareggio dei quarti di finale della ss. 1992-93: la partita al Plebiscito finì 42-27 per il Petrarca ( in totale marcati 69 punti).
Anche le vittorie in trasferta non sono una novità. Ma resta una rarità che ciò avvenga con lo scarto maggiore. E’ il Petrarca a registrare l’impresa, nella ss. 1998-99, quando tornò dal “Battaglini” con il bottino più alto di sempre: 41-0. Anche Rovigo ne farà 41 al Plebiscito (ss. 1999-00), incassandone però 14 dal Petrarca.
Rovigo si avvicinerà molto al maggior scarto, ma in casa: è successo la scorsa stagione, alla 10a giornata, quando al “Battaglini” i bersaglieri rifilarono un secco 39-0 al Petrarca.


Adige Cup: un trofeo, scampato “miracolosamente” alla distruzione, che non piace a nessuno, ma che tutti vogliono.
Sono convinto che il Derby d’Italia avrebbe mantenuto inalterato il suo fascino, indipendentemente. 
Eppure, in occasione del 150° Derby d’Italia, per dare più significato allo storico traguardo, le due società hanno pensato di istituire un trofeo (mutuando l’idea dalle società inglesi della palla ovale) che, di volta in volta, finisce nella bacheca del vincitore. Detto fatto, Giancarlo Signoretto (artista e maestro vetraio di Murano) realizzò su commissione l’Adige Cup.
E’ risaputo che “i gusti sono gusti” e, trattandosi di arte, non è facile entrare nel merito, specie se si è “ignoranti” in materia.
Una cosa è certa: l’Adige Cup non è propriamente la quintessenza dell’arte veneziana, storicamente capace di sublimare il vetro in ben altre forme. Fatto sta che, sondaggi popolari, dicono che l’Adige Cup non piace a nessuno, con buona pace del maestro Signoretto (che se ne sarà fatta una ragione).
Corre, persino, voce (non confermata) che, nello sciagurato tentativo di mandare in discarica un innumerevole quantitativo di trofei rodigini, qualcuno avesse sperato ci fosse anche la tanto “bistrattata” opera in vetro.
Così non è stato, tant’è che, “miracolosamente” scampato a distruzione certa, domenica prossima, il trofeo sarà portato al Plebiscito da Rovigo.
Con il solo biglietto d’andata?
Questo non ci è dato sapere! 
  
Curiosità. Al Petrarca, in questa stagione, da Rovigo è arrivato il tabellone luminoso “testimone” del fortunato derby scudetto del 2011. Poi, ad animare gli incontri casalinghi del Petrarca, al microfono si destreggia con indubbia professionalità nientemeno che Saverio Girotto, storico speaker rodigino della Nazionale Maggiore.
In effetti, maligna qualcuno, non è che le due cose abbiano portato una gran fortuna al Petrarca.
Ora, spera qualcun altro, si attende che alla Guizza arrivi Papa Francesco in persona: da gesuita, un qualche diritto in più l’avrebbe…e forse, porterebbe anche un po’ di fortuna.

Enrico DANIELE