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mercoledì 17 dicembre 2014

GAVAZZI: ORA VUOLE UNA SEDE MILIONARIA

Continua la “personalissima” gestione della FIR.
Una sede milionaria e un “bando” fasullo.
“Io guardo agli affari”.

Non smette di far parlare di sè il nr. 1 della FIR, Alfredo Gavazzi.
Stavolta, a tener banco sulle colonne dei quotidiani nazionali, la decisione di spostare la sede degli uffici federali, ora sistemati nello stadio Olimpico della Capitale e a totale carico del Coni. Dovrebbero traslocare in una palazzina di 4 piani in zona Ponte Milvio.
Costo dell’operazione stimato nella “modica cifra” di 25 milioni di euro, coperti da un mutuo che si estinguerà nel 2040.
E’ Massimo Calandri, giornalista de La Repubblica, a rendere noti i dettagli di un’operazione che lascia più di qualche dubbio e perplessità.
Non si capisce, ad esempio, come la FIR, che ha un bilancio di 45 milioni (attualmente in rosso), possa prendersi il lusso di spenderne 25 per la sede. Per di più in un contesto di piena recessione economica.
“Tutto a posto”, rassicura Gavazzi a chi gli chiede, ad esempio, se ci sia il benestare del Coni e del Credito Sportivo. Pare persino che l’operazione abbia la “benedizione” del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Poi, a giudicare da come si è svolta tutta la faccenda, c’è più di qualche elemento che fa pensar male.
A partire, ad esempio, dall’annuncio apparso su due quotidiani nazionali il 29 novembre scorso, con il quale la FIR dichiara di cercare un immobile (termine di scadenza per le offerte 15 dicembre). Un annuncio confezionato ad arte, sulle precise caratteristiche dell’immobile in questione. Per ammissione dello stesso Gavazzi, la FIR aveva già individuato e peritato il palazzo nel 2013, e la pubblicazione dell’annuncio sembra essergli stata consigliata prudenzialmente dai legali della FIR…
Così, tanto per non dare sospetti che l’affare fosse già combinato in precedenza.
Nelle intenzioni di Gavazzi, c’era anche l’idea di affittare due piani del palazzo allo sponsor tecnico della Federazione (n.d.r. Adidas) con la “discutibile” trovata pubblicitaria di colorare le facciate a strisce bianche e azzurre. Tuttavia, pare che lo sponsor, all’ultimo, si sia tirato indietro. Ma, il nostro, non si è perso d’animo: ora pare che voglia affittare i due piani al Coni (che li destinerebbe al basket), in cambio di 600.000 euro l’anno, oltre ad un contributo di altri 230.000. In buona sostanza, spiega Gavazzi, Malagò pagherebbe quasi tutta la rata del mutuo.
C’è da che fregarsi le mani!
Nei nuovi uffici “Potremo dedicarci a tutti quei business che oggi sono sacrificati: merchandising, cartellonistica, i pacchetti hospitality. Un’agenzia di viaggi, che ci farebbe risparmiare tanti soldi”, dichiara orgoglioso Gavazzi.
E poi rilancia, con la candidatura dell’Italia per i Mondiali del 2023 (n.d.r c’è anche l’Irlanda che l’ha fatto, figuriamoci se li danno a noi!) e con le Olimpiadi di Rio (n.d.r. dove esordirà il Seven).
Gavazzi sembra più interessato al business che al rugby, come se i risultati in campo (piuttosto deludenti) fossero priorità di qualcun altro. “So come funziona un’azienda”, risponde ai suoi detrattori.
Ecco, appunto, arrivare puntuale il primo di questi (n.d.r che finora sembra anche il solo, unico, vero antagonista di Gavazzi, o per lo meno quello che si espone pubblicamente), Marzio Innocenti: “Tra due anni ci saranno nuove elezioni e, comunque vada il rugby italiano, si troverebbe a pagare un mutuo assurdo per un quarto di secolo”.
A questo proposito, e alle voci che vorrebbero il Veneto alleato a Roma alle prossime elezioni per detronizzare Gavazzi, circola un nome (che lo stesso Presidente FIR ha portato alla ribalta qualche giorno fa per via della provvigione percepita per la sponsorizzazione di Cariparma): Diego Dominguez.
A sx, Diego Dominguez: si parla di lui come candidato alla prossima presidenza FIR.
A dx: Alfredo Gavazzi, in un'espressione che non lascia dubbi a interpretazioni sul fatto.
“Non mi interessa – dichiara sprezzante Gavazzi – Io guardo ai fatti. Agli affari”.
E al rugby?...
Ci pensi qualcun altro!


Enrico DANIELE

martedì 2 dicembre 2014

DEL GAVAZZI, IL CALVISANO E IL CONFLITTO D’INTERESSI

E’ uno dei temi più discussi fuori dal campo di gioco.

L’argomento di cui parliamo in questo post è uno dei temi più discussi da quando è diventato Presidente della Federazione Italiana Rugby Alfredo Gavazzi.
Con questo post proviamo a parlarne anche noi, in modo equilibrato, tenendo conto della carica che lo vorrebbe “super partes”.
Il dibattito è aperto a chiunque voglia dire la sua.
(E.D.)

Alfredo Gavazzi, discusso Presidente FIR, alla presentazione di Italia - Sudafrica
(ph. Enrico DANIELE)
…
La questione "conflitto di interessi" Gavazzi-Fir-Calvisano non è nata ieri, bensì va avanti da parecchi mesi. In pratica da subito dopo l'elezione di Gavazzi a presidente federale. Il Boccaccio Rugby News ne ha dato conto in diverse occasioni in passato. Ma, da domenica, è ritornato prepotentemente di attualità per l'uscita di Marzio Innocenti (Presidente del Comitato Regionale Veneto), a proposito dei Mondiali Junior e per il fattaccio del "tenuto" in Petrarca-Calvisano. Più si va avanti e più ci si rende conto di quanto ingarbugliata sia la vicenda e di che tipo di danni possa portare. In estate sembrava che addirittura fosse pronto un esposto-denuncia alla magistratura per denunciare la situazione e bloccare tutto. Ma chi ne fosse l'artefice e chi si prendesse la briga di perseguire le vie legali non si è mai saputo. Della questione, ad un certo punto, non se ne è saputo più nulla. Ignavia, cambio di rotta, timore di rappresaglie...? Mah.
E’ una situazione logorante, che mina la credibilità di tutto il sistema-rugby, perché insinua il dubbio. E il dubbio è infido, lavora sempre, a volte alla luce del sole, più spesso sottobanco e in silenzio, senza sosta. A cominciare, per esempio, da un fischio discutibile di un arbitro (Passacantando nel match Petrarca-Calvisano di domenica), all'assegnazione dei Mondiali U20 alla Lombardia. Dal destrutturare il CnAR (Comitato nazionale Arbitri di Rugby) levandogli autonomia e indipendenza per farlo passare sotto il diretto controllo federale, all'ampliamento dello stadio di Calvisano con una spesa prevista di oltre un milione di euro.
Ma le voci di dissenso anti-Gavazzi non si levano solo dal Veneto (che non lo ha votato alle elezioni e ne paga le conseguenze...), ma anche dalla stessa Lombardia. Già, perché quando si privilegia sfacciatamente Calvisano e l'area del bresciano, automaticamente e inevitabilmente si deludono le aspettative di altre componenti lombarde. Per esempio Monza e Milano, realtà rugbystiche in grande espansione.

Arbitri: non sono più un organismo autonomo e indipendente (CnAR) come lo aveva voluto e costruito anno dopo anno Paolo Celon, con abnegazione e tanto lavoro certosino di diplomazia in un ambiente di pescecani. Facile e inevitabile ad ogni fischio non pensare che, forse anche solo in maniera inconscia, un arbitro non sia condizionato e succube di sudditanza psicologica verso il datore di lavoro. Cioè la Fir, cioè Gavazzi. L'episodio di Padova è esemplare sotto questo aspetto. Un possibile e plausibile errore arbitrale (come tanti altri) si trasforma inevitabilmente in un fischio sospetto di piaggeria. Tanto più quando risulta così determinante come è stato. Bene ha fatto il Presidente Toffano a non intraprendere la strada del ricorso. In una Federazione super controllata non sarebbe servito a nulla, se non a sollevare ulteriori polveroni di polemiche. Meglio abbozzare tra i denti e ricorrere al Maalox. E magari la prossima volta vincere sul campo, in barba a tutti e a tutto. Sarà una vittoria che varrà doppio e col Maalox si impasticcherà qualcun altro...

Claudio Passacantando: molto criticata la sua direzione arbitrale di Petrarca vs Calvisano
(ph. Johan Meersman)
Mondiali junior: i Romani, quelli antichi con la “R” maiuscola, avevano già capito tutto. "Divide et impera!" Una regola che va sempre bene. Dispensa favori e non comportarti in maniera equanime; metti gli uni contro gli altri. Prima o poi, dopo le proteste, i contestatori torneranno a più miti consigli e nel frattempo chi detiene il potere avrà fatto i suoi intrallazzi. Nella vicenda dell'assegnazione dei Mondiali Junior 2015 è fin troppo facile non vedere un disegno siffatto. Si sceglie Calvisano come sede di oltre metà degli incontri; si attesta la non conformità dell'impianto di gioco; si provvede all'ampiamento. “Et voilà, les jeux sont faits!”. Risultato: alla fine dei giochi, cioè del mondialino, Calvisano si ritroverà con un impianto nuovo di zecca, ampliato e rimodernato. Minimo sforzo, massimo risultato.
Grazie Gavazzi.

Naturalmente tutte queste sono solo ipotesi e congetture. Opinioni, e come tali vanno considerate. Sta alla sensibilità dei singoli la valutazione nello specifico. E forse anche al tempo che, si sa, è galantuomo.

Angelo Volpe
...

Alle considerazioni di Angelo, aggiungo che, sempre per motivazioni legate ad un possibile “conflitto d’interessi” al sig. Roberto Zanovello, Presidente del CUS Padova (che ai sensi dello statuto federale avrebbe potuto ricoprire la carica di Consigliere Federale FIR, in quanto primo dei non eletti - il diritto era sopravvenuto data la scomparsa del consigliere Roberto Besio), è stato vietato di ricoprire la carica perché sussisteva incompatibilità tra la carica elettiva e qualsiasi carica sociale in ambito FIR.
Nel luglio scorso, Alfredo Gavazzi, dopo le notizie del “fantomatico ricorso”, dalle pagine del Gazzettino dichiarava: “Ho verificato la mia posizione 6-7 anni fa quando sono diventato vice presidente della Fir. Secondo il Coni è tutto in regola. La carica federale è compatibile con la proprietà di un club. È il mio caso. Mi ero ripromesso di cedere comunque le quote del Calvisano e del Rugby Brescia che possiedo, ma mi sono dimenticato di farlo. Lo farò, a Gianluigi Vaccari o a qualcun’altro, quando la vicenda del conflitto d’interessi sarà finita. Non prima, altrimenti sembra che abbia qualcosa da nascondere. Di avere il 20% del Calvisano non mi frega niente”.

Quanto agli arbitri e alle “presunte” direzioni di gara favorevoli al Calvisano, non sono ancora sopite del tutto le polemiche sull'arbitro Carlo Damasco in occasione della finale scudetto ss. 2013-14
Il dibattito è aperto.

Enrico DANIELE

lunedì 1 dicembre 2014

ECCELLENZA: PETRARCA VS CALVISANO, ALL’ULTIMO SECONDO, LA BEFFA…

La legge di Murphy in soccorso del Calvisano: non bastava Passacantando?
Controproducenti gli insulti del pubblico all’arbitro: maleducazione e vezzo antisportivo, contrario ai principi del rugby.
Il commento di Angelo Volpe.

À bout de souffle (All’ultimo respiro), era il titolo di un famoso film degli anni ‘60 diretto dal maestro del cinema francese Jean-Luc Godard. Un thriller-drammatico che fa parte di diritto della storia del cinema. E ieri all’ultimo respiro è terminata la partita tra Petrarca e Calvisano. Che non passerà alla storia del rugby, ma che resterà indigesta a lungo per come è stata maturata. Incerta fino in fondo e persa dal Petrarca (o vinta dal Calvisano) quando ormai non c’erano che solo una manciata di secondi alla fine del tempo.
Uno sconsolato Andrea Moretti: ieri il Petrarca non meritava di perdere così.
(ph Corrado Villarà)
Se fossi superstizioso, e non lo sono, penserei al malocchio. Il Petrarca in questo inizio di stagione è stato bersagliato dalla sfortuna che ha lasciato in infermeria a ripetizione fior di giocatori. Come per la famosa legge di Murphy, se c’è qualcosa che teoricamente può andare storto, stiamone certi che succederà… Ieri contro il Calvisano, quando la squadra era quasi del tutto al completo e con tutti i quattro gli stranieri finalmente schierati in campo, è arrivata la meta della disperazione nell’ultima azione all’ultimo secondo a sbarrare nuovamente la strada della vittoria al Petrarca,  consegnando i quattro punti al Calvisano che gentilmente ha ringraziato passando alla cassa.
Vediamo di ricapitolare cosa è successo in quei maledetti minuti finali a beneficio di chi non avesse visto la partita. Il Petrarca conduceva per 15-9 una partita quasi perfetta sul piano tattico. Con la pioggia e un terreno viscido, difficile fare grandi giocate, per cui il gioco di entrambe le squadre è stato utilitaristico cercando di avanzare di più rischiando di meno. Una fiera dei calci tattici di spostamento e uno scontro fra mischie. Se non fossimo stati sull’ottimo terreno della Guizza, avremmo assistito al più classico degli incontri di fango e sudore come ai vecchi tempi.  La possente e temibile mischia del Calvisano è stata spesso ridicolizzata da quella del Petrarca. Questo va detto a onore dei ragazzi che hanno dato l’anima. Abbiamo visto alcune mischie nelle fasi topiche del match (specie nel secondo tempo, giocato alla grande dal Petrarca) vinte di prepotenza e stappate di forza dai tuttoneri. Abbiamo visto carrettini di decine di metri in moule avanzante. Abbiamo visto la touche funzionare a dovere gestendo palloni su palloni in sicurezza. Roba che fa brillare gli occhi e inorgoglire il cuore. Il punteggio è stato in equilibrio per oltre un’ora, arrivando al massimo a sei punti di gap quando il Calvisano ha immagazzinato due calci di vantaggio portandosi sul 6-0. Gap recuperato dal precisissimo Fadalti (5 su 5 alla fine!). Finché non si arriva al 15-9 a circa un quarto d’ora dalla fine. In tribuna ci crediamo e volano occhiate d’intesa silenziosa, ma speranzose e fiduciose. L’arbitro Passacantando sta arbitrando piuttosto bene per i suoi standard (per il passato ho ricordi da brividi dei suoi arbitraggi). Tutto questo fino a pochi minuti dalla fine. Non più di un paio. C’è un placcaggio (di Giusti o Bettin (?), entrambi col caschetto) sui 22. La palla non esce e l’azione è convulsa. Tutti si aspettano il fischio dell’arbitro per il tenuto a terra. Il fischio arriva puntualmente ma – sorpresa! - è contro il Petrarca perché il placcatore non avrebbe liberato la presa sull’uomo. Onestamente sfido chiunque dalla tribuna a poter dire scientemente che la decisione dell’arbitro fosse sbagliata. Sensazioni, passione, intuito, ma sicurezze assolutamente no. Pare, invece, che le sicurezze abbondino e parte una salva di fischi misti a insulti a carico di Passacantando. Le decisioni arbitrali vanno rispettate, ma su questo torneremo dopo. La punizione a favore del Calvisano viene giocata con un calcio in touche sui cui sviluppi (l’arbitro chiama “l’ultima azione” col tempo di gioco ormai scaduto) arriva la meta che decide la partita e la susseguente trasformazione. Per farla breve, se quel tenuto in mischia non fosse stato fischiato a favore del Calvisano staremmo qui a festeggiare una splendida vittoria sulla capolista. Invece…

Braham Steyn: la meta allo scadere del sudafricano (trasformata da Seymour)
ha tolto la vittoria al Petrarca
(ph Corrado Villarà) 
Invece succede che, chi ha visto il filmato della partita faccia sapere che il fallo non c’era e c’era invece il tenuto a favore del Petrarca. Il che (col senno di poi) cambia tutto! Nel dopo partita ho chiesto direttamente ai giocatori la loro versione. Bettin e Conforti mi hanno assicurato che il tenuto non c’era e che il giocatore era stato regolarmente liberato. Dall’altra sponda, l’ex di turno Augustin Cavalieri mi ha detto esattamente il contrario e cioè che la decisione dell’arbitro sarebbe stata corretta. L’istinto mi suggerisce a chi dare più retta fra le due versioni, ma non lo dico… Insomma ne sappiamo quanto prima e resteremo col dubbio se quella di ieri sia stata una vittoria scippata dal Calvisano con la gentile collaborazione dell’arbitro Passacantando oppure no.
E qui si apre tutta una serie di considerazioni spinose a proposito della situazione del Calvisano nei confronti del presidente federale Gavazzi e il ruolo subalterno e non più indipendente degli arbitri. E’ storia ormai dibattuta quotidianamente, anche perché il Gavazzi non lascia passare giorno senza fare o dire qualcosa che alimenti la polemica. Leggere i giornali o i blog specializzati per aggiornarsi sulla vicenda. In pratica si parla apertamente di sudditanza psicologica di tutto l’apparato federale, arbitri compresi, nei confronti di Gavazzi, padre-padrone e proprietario semi occulto del Calvisano. Il piede in due staffe, squadra di club e presidenza federale, proprio è una cosa ributtante (anche se pare che formalmente sia ineccepibile), anche perché getta una brutta luce su qualunque episodio o avvenimento. A cominciare da un fischio di Passacantando che assegna una punizione al Calvisano invece che al Petrarca. Pensar male è peccato, ma a volte (ahimè) ci si azzecca…
Un ultimo accenno, che mi sta molto a cuore, per una questione di forma, che è anche di sostanza. Ieri dalla tribuna sono partiti insulti a guardalinee e arbitro già dopo pochi minuti di gioco, senza che fosse accaduto nulla di particolare che giustificasse (ammesso che sia giustificabile) la sequela di offese. A cosa serve insultare e offendere? A nulla, se non a innervosire la terna arbitrale. E’ puro autolesionismo, oltre che maleducazione e vezzo antisportivo contrario ai principi del rugby. L’arbitro si rispetta e le sue decisioni si accettano. Il che non significa non criticare, ma senza fare ricorso a becere offese. Per non parlare del tormentone di commenti su ogni decisione dell’arbitro. Sempre tutto sbagliato, sempre tutto visto o non visto a seconda delle situazioni. Chissà perché chi ha più fiato e voce altisonante degli altri è sempre chi di regolamento ne capisce poco o nulla. La stragrande maggioranza degli improperi a carico dell’arbitro si basa sul nulla, dimostrando solo che non si conosce il rugby e le sue regole. Però si urla forte a squarciagola. Imbarazzante e avvilente per una piazza rugbystica e un pubblico di tradizione tra le più importanti d’Italia. Ma queste intemperanze sono in fin dei conti lo specchio dei tempi che viviamo oggi. Se non insulti e non offendi non sei nessuno…. I latini forse direbbero “Insulto ergo sum”…

L’Eccellenza riprenderà il 20 dicembre con il San Donà ospite alla Guizza. Purtroppo una sfida fra due deluse per cercare di uscire dalla bassa classifica. Un mese di pausa nel corso del quale (il 14 dicembre) si disputerà la semifinale del Trofeo Eccellenza (ex Coppa Italia) a cui dovrebbe partecipare il Petrarca, salvo sorprese dell’ultimo istante, mancando ancora una giornata alla fine della prima fase. Per ora prendiamoci una pausa per digerire la sconfitta di ieri che è molto, ma molto indigesta…


Angelo Volpe

domenica 3 agosto 2014

NUOVA ERA AL PETRARCA: VITTORIO MUNARI TORNA IN VESTE DI DIRETTORE GENERALE

Un ritorno, auspicato, ma che farà molto discutere.

Alla vigilia della ripresa delle attività in preparazione al prossimo campionato d’Eccellenza, il ritorno di Vittorio Munari al Petrarca (nella foto al centro con Mauro Bergamasco e Massimo Giovanelli - ph Enrico DANIELE)  ora è ufficiale.
A darne notizia è la stessa società di via Gozzano con un stringato comunicato stampa (v. sotto) che annuncia il concretizzarsi dell’idea nata in seno al Consiglio Direttivo con a capo il Presidente Enrico Toffano. 
Una decisione resasi necessaria per dare un riordino a tutto l’assetto tecnico ed organizzativo del Petrarca Rugby, quindi compreso il settore Junior.
Infatti, se era il settore Senior (elemento trainante dell’intera holding) a necessitare maggiormente di una figura che potesse riportare il Petrarca in un’ottica consona al suo blasone ( finita in “anonimato” dopo la rocambolesca conquista dello scudetto nella stagione 2010-11), anche il settore Junior (unanimemente da sempre riconosciuto come il vivaio più prolifico d’Italia) potrebbe beneficiare di nuovi impulsi per ritornare agli antichi splendori (da qualche anno la Junior non conquista significativi titoli nazionali).
Già profondamente rivoluzionato due anni fa con l’avvento del Presidente Mario Bellini, il Petrarca Rugby Junior aveva tuttavia perso una figura storica, Giorgio Sbrocco (ndr. molto vicina a Munari stesso), sostituita nel ruolo di Responsabile Tecnico del Settore Giovanile da un’altra persona, altrettanto stimata e tecnicamente preparata, Federico Fusetti.
Munari con David Campese (ph Candid Camera)
Ciò nonostante, il cambio alla guida tecnica della Junior e quello della Senior (con l’avvento della giovane coppia Moretti-Salvan), pur avendo attuato una notevole “rivoluzione” ( oserei dire che nel Petrarca non se ne ricordava una proprio sin dai tempi di Munari ) non aveva dato, in termini di risultati concreti, quello che era nelle intenzioni della dirigenza petrarchina.
Per questi motivi, Vittorio Munari alla guida del Petrarca potrebbe dare quel “plus” necessario a far decollare il tanto discusso “progetto giovani”.
Ma, il ritorno di Munari al Petrarca farà molto discutere.
All’interno della società stessa dove, è cosa nota, Munari non avrà la strada completamente spianata, considerati alcuni suoi detrattori (con un certo “peso” all’interno della Società bianconera ).
La cosa non farà certo preoccupare più di tanto il “pupillo” di Memo Geremia, dotato di sufficienti argomenti e mezzi per portare avanti i compiti che gli sono stati affidati.
Non solo, farà discutere anche all’esterno del Petrarca.
E mi riferisco agli equilibri che legano i rapporti della società padovana, unitamente alle altre venete d’Eccellenza, con la Federazione e col suo Presidente, Alfredo Gavazzi.
Covi, Innocenti e Munari, di spalle
(ph Candid Camera)
Non serve ricordare a nessuno il profondo e fin troppo palese “distacco” che esiste tra Munari e il numero uno federale, così come lo accomuna il forte legame con il Presidente del Comitato Regionale Veneto, Marzio Innocenti, altra spina nel fianco di Gavazzi.
In un’ottica più ampia, che va oltre all’Eccellenza, la discesa di Munari dal Pro 12 potrebbe ridare voce all’idea, rimasta un po’ in sordina, ma che tanto sta a cuore a Innocenti e alle primarie società venete: i Dogi.    
Di seguito il comunicato stampa.

Enrico DANIELE


Padova, 3 agosto 2014
COMUNICATO STAMPA
VITTORIO MUNARI RITORNA AL PETRARCA RUGBY PADOVA
Il Petrarca Rugby Padova è lieto di comunicare il rientro in Società a partire dalla prossima stagione di Vittorio Munari.
“Si tratta di una idea che il Consiglio e io coltivavamo da tempo e che crediamo possa migliorare l’assetto organizzativo e tecnico del Petrarca”, dichiara il Presidente Enrico Toffano.

A Vittorio Munari è stata affidata la direzione generale del Petrarca Rugby Padova, sia del  settore Seniores che Juniores.

sabato 2 agosto 2014

ARRIVI E PARTENZE: MUNARI AL PETRARCA?

Le indiscrezioni sembrano diventare realtà

Che l’avventura alla Benetton di Vittorio Munari si concludesse a fine giugno 2014, dopo 12 anni, era cosa nota a tutti, così come non è un mistero per nessuno l’avversione del Presidente Federale Gavazzi nei suoi confronti (motivo principale della fine dell’avventura trevigiana?).
Le loro idee sulla gestione della palla ovale sono lontane anni luce, e non poteva essere diversamente.
Non era nemmeno un segreto il fatto che il Petrarca fosse alla ricerca di un Direttore Generale ed avesse contattato Munari. Tuttavia alla mia domanda precisa, il nr. 1 bianconero Enrico Toffano rispondeva che “…avevamo contattato Munari, ma non ce lo possiamo permettere perché costa troppo…).
Allora ne avevano parlato un po’ tutti e lo avevo fatto anch’io (http://boccacciorugbynews.blogspot.it/2014/07/vittorio-munari-quale-futuro.html). Però l’ interrogativo sul futuro dell’ex Direttore Generale della Benetton Treviso era rimasto irrisolto, almeno fino ad oggi.
Chi ne svela la soluzione è Ivan Malfatto che, sulle pagine del Gazzettino di oggi, tra le righe del suo articolo (perciò il dubbio un po’ rimane) sul nuovo calendario dell’Eccellenza, ci fa intendere che il posto futuro di Vittorio Munari sembra essere quello di Vice Presidente del Petrarca Rugby.
“Qualora venissero confermate le indiscrezioni – racconta Malfatto – il derby della prima giornata tra Rovigo e Petrarca sarà tutto da gustare”.
Solo questo?
Credo che ne vedremo delle belle anche più avanti…

Enrico DANIELE 

Munari e Covi: un futuro insieme al Petrarca
(ph da RovigoOggi.it)



giovedì 8 agosto 2013

LA QUERELLE FIR VS PETRARCA: CONCLUSA CON UN NULLA DI FATTO

Centro di formazione zonale Under 16 assegnato al Valsugana.
Il Comunicato Federale 01/ 2013-14.

L’accesa discussione sull’assegnazione del Centro di Formazione U 16 finisce con un nulla di fatto.
O meglio: finisce come era nell’aria, ovvero che l’assegnazione è stata affidata al Valsugana a scapito del Petrarca.
Responsabile tecnico una vecchia conoscenza del Petrarca: Luca Bot, vice di Presutti nell’anno dello scudetto.
Che dire?
Evidentemente il Petrarca non ha soddisfatto i requisiti richiesti dalla FIR (centralità della struttura sportiva rispetto al territorio e società afferenti; supporto e condivisione della progettualità Federale; cultura e tradizione del club in ambito formativo rispetto al territorio; logistica).
Non ho notizie "fresche" in merito da parte del Presidente Junior Mario Bellini, che mi risulta in vacanza, anche se l’ultima volta che gli ho parlato mi confermava che l’incontro con Gavazzi per discutere dell’argomento, non era mai stato fissato dal Presidente Federale, pur avendo data la più ampia disponibilità (“Prendo l’auto e in un’ora sono da lei Presidente”).
E’ altrettanto evidente che, un simile atteggiamento da parte del Presidente Gavazzi, a mio parere, non può e non deve essere lasciato a se stesso.
Auspico che, da parte della società bianconera di fronte ad una tale situazione, vengano chiesti chiarimenti ufficiali e venga assunta una presa di posizione netta e contraria a questo modo di agire. Mi pare che, quantomeno, la Federazione dovrebbe addurre valide motivazioni ( e mi domando quali esse possano essere) per una scelta che, in base ai criteri di assegnazione, non poteva che ricadere sul Petrarca.
Conclusa la querelle FIR vs Petrarca? 




Enrico DANIELE


venerdì 14 giugno 2013

LA QUERELLE FIR VS PETRARCA

Al Valsugana Rugby verrebbe assegnato il centro di formazione delle Under 16, in alternativa al Petrarca.
Solo una questione di voti?

Mario Bellini, in una foto di Massimo Sardena
Sta avendo notevole risalto sulle cronache locali ma, soprattutto, in giro per i blog e le mailing list ovali, la discussa decisione (ma sarà veramente già tutto deciso?) emersa nell’ultimo consiglio federale della FIR.
Sembra, ma il condizionale sarebbe d’obbligo (lo stesso Presidente del Petrarca Rugby Junior, infatti, non ha notizie ufficiali), che il massimo organo della palla ovale italiana abbia deciso di non assegnare al Petrarca (che ne è titolare da tre anni) il centro di formazione per le Under 16. Non vengono fornite altre informazioni specie sulle motivazioni che hanno portato i vertici FIR ad una tale decisione.
Sorpreso, amareggiato e assai contrariato, se la notizia dovesse essere confermata, il Presidente Mario Bellini si sfoga sulle pagine del Gazzettino, in un’intervista rilasciata ad Ivan Malfatto.
“…Se succederà davvero – sostiene Bellini – sarà uno smacco alla dignità rugbistica petrarchina…”, adducendo motivazioni che non lasciano ombra di dubbio sulla perfetta sintonia del progetto di formazione dei giocatori del Petrarca (a tutti i livelli) con le direttive della FIR.
In assenza di motivi tecnici, l’unica sarebbe quella per cui il Petrarca è stato il capofila fra le società che hanno sostenuto la cordata “Zatta”, perdente su Gavazzi alle ultime elezioni federali.
E’ difficile trovarne altre.
E’, infatti, unanimemente riconosciuto che il vivaio del Petrarca è sempre stato un’eccellenza nel panorama delle società italiane e sono innumerevoli gli atleti cresciuti a Padova che hanno vestito le maglie azzurre delle nazionali. A cominciare dalla Maggiore, dove ancora adesso troviamo i vari Bortolami, Bergamasco, Ghiraldini, Derbishyre, Orquera e Rizzo che sono cresciuti o hanno calcato l’erba del “Geremia” in passato.
La protesta sale da parte dei Petrarchi, gli Old petrarchini, Presieduti da Simone Brevigliero, per bocca (penna) del loro portavoce, Angelo Volpe. In un accorato appello invita tutti alla protesta tramite la sottoscrizione di una lettera da inviare, ciascuno per conto proprio, direttamente al Presidente Gavazzi. Una sorta di “class action” per scuotere i vertici FIR e farli tornare sulle loro decisioni (l’assegnazione dovrebbe spettare al Valsugana Rugby).
Stimo l’amico Angelo Volpe ed i Petrarchi, un po’ meno i metodi “dittatoriali” della FIR, prima esercitati dall’ “autocrate” Gianni Dondi e ora dal suo (ex fido?) Alfredo Gavazzi. Ho sempre manifestato le mie simpatie per il Presidente Mario Bellini che stimo per il suo forte impegno ed attaccamento ai colori bianconeri. Quanto a equilibrio, Volpe e Bellini ne fanno ampio uso.
In questo caso però, Volpe non ci sta proprio a subire tal malefatta e, mentre il Presidente Bellini attende di essere ricevuto da Gavazzi, il petrarco, parte lancia in resta e manda a Gavazzi la sua accorata protesta.
Quanto a me, dovessi ragionare da “Mileno”, a Gavazzi avrei già inviato una vagonata di proteste condite con tutto ciò che di caustico, una tal decisione, avrebbe scaturito nel mio alter-ego. Tuttavia, in questo caso, preferisco usare un po’ di diplomazia in più perché, nonostante sia rimasto allibito dalla notizia e in totale accordo con quanto scritto da Volpe, credo che qualsiasi azione fatta in questo momento non giovi nè a Bellini, che dovrà prima o poi essere ricevuto da Gavazzi, né al Petrarca, che con Gavazzi dovrà fare i conti tutti i giorni, almeno sino alla scadenza del suo mandato (tra tre anni).
Il Petrarca, all’epoca delle elezioni, si è schierato contro la cordata Gavazzi, ma ciò non toglie che, finite le elezioni, non si possa trovare un dialogo costruttivo, pur restando dalla propria parte. E perciò vorrei che fosse il Presidente Bellini, eventualmente supportato dai rappresentanti del Petrarca in seno direttivo della FIR (Andrea Rinaldo) e nel Comitato Regionale Veneto (Corrado Covi) a discutere della questione e, solo dopo, prendere tutte le iniziative conseguenti.
Nel frattempo il Petrarca deve continuare nel suo grande lavoro di formazione dei settori giovanili, com’è tradizione e come gli è sempre stato riconosciuto dai risultati sul campo. A conferma di uno stile che deve restare fiore all’occhiello della società bianconera e che non sarà una decisione, palesemente di rivalsa, a far venir meno.
Alfredo Gavazzi
(foto dal Mattino di Padova)
Chiudo, però, con un invito alla riflessione: anche il Valsugana, in epoca di elezioni, si era schierato contro la cordata Gavazzi. Ora, o le cose sono cambiate, o c’è qualche altra (nascosta?) motivazione a determinare la decisione della FIR...
Dunque, che sia davvero solo una questione di voti?


Enrico DANIELE

giovedì 4 aprile 2013

A CASA DEI CAMPIONI D’ITALIA: UNA PARTITA DURA, MA NON IMPOSSIBILE.


La trasferta di sabato contro Cammi Calvisano.

Il Petrarca affronterà sabato prossimo la prima delle quattro partite più dure del campionato. I bianconeri di Moretti e Salvan saranno ospiti in casa dei campioni d’Italia in carica: il Cammi Calvisano.
In questa stagione Calvisano può vantare uno score fatto di 14 vittorie, un pareggio e due sole sconfitte. I campioni d’Italia hanno perso con i Cavalieri Estra (14-3) alla 5° giornata e contro Viadana alla 9° giornata (20-17), entrambe in trasferta. Il pareggio domenica scorsa, alla 17° di campionato, in casa del Marchiol Mogliano (15-15) dove la vittoria è sfuggita per un soffio alla squadra di Cavinato per un errore di Paul Griffen che, a pochi minuti dal termine, metteva fuori un calcio da posizione relativamente facile.
La società della bassa bresciana ha una storia relativamente breve. Nata nel 1970, vede tra i suoi fondatori nientemeno che Alfredo Gavazzi, discusso presidente della FIR.
Alfredo Gavazzi, presidente FIR

Salita nella massima serie negli anni ottanta, dopo periodi di alterne fortune, arriva a conquistare il suo primo successo importante nel 2003-04, quando vince la Coppa Italia. La stagione successiva (2004-05) arriva il primo scudetto ed il secondo in quella 2007-08.
Una crisi societaria, derivante da problemi di ordine economico, costringe la squadra a rinunciare all’iscrizione al massimo campionato. Calvisano nel 2009-10 riparte dalla A2, ma tempo due stagioni ed eccola nel campionato di Eccellenza, dove nella stagione 2011-12 vince il Trofeo d’Eccellenza ( che ha sostituito la Coppa Italia ) e si qualifica per i play off scudetto. Nella doppia sfida di semifinale contro Rovigo la spunta per differenza punti e nelle due finali batte entrambe le volte i Cavalieri Estra, evitando il terzo incontro e aggiudicandonsi così il terzo scudetto della propria storia.
Giocatore simbolo del Cammi Calvisano, Paul Griffen, neozelandese di Dunedin, classe 1975, 42 caps in Azzurro. Da 13 anni nella squadra giallonera, non ha smesso i colori calvini nemmeno durante i due anni di purgatorio in A2 e A1. E’ la vera mente della squadra. Dal suo piede e dalle sue giocate alla mano dipendono molti dei successi di Calvisano. Giocatore estremamente versatile, domenica scorsa, Griffen ha persino lanciato il pallone dalla touche. A scapito dei suoi 38 anni suonati, ha la freschezza di un giovane di 20.
Paul Griffen: 42 caps in azzurro

Ma Calvisano non è solo Griffen. Può contare su Samuela Vunisa, figiano classe 1988, terza centro nr. 8 già nelle mire delle Zebre. Altro pezzo forte Paino Hehea, tongano classe 1979, possente seconda linea da 199 cm per 122 kg, 18 caps con la propria nazionale. A Calvisano è “rinato”, dopo un periodo di relativo oscuramento, un prodotto del vivaio petrarchino: Andrea Marcato, apertura classe 1983, 16 caps con la Nazionale maggiore, che quest’anno tra i gialloneri, ha ritrovato la sua giusta dimensione sui campi verdi. Guidata per l’ultima stagione dall’eclettico, vulcanico, polemico (...e chi ne ha più ne metta), mister trevigiano Andrea Cavinato, destinato alla panchina delle Zebre, il Cammi Calvisano non ha mai nascosto le proprie ambizioni che, per questa stagione, sono quelle di provare a bissare il successo della scorsa stagione.
Andrea Marcato, tornato ad alti livelli di rendimento


Per il Petrarca una sfida difficile, ma non impossibile. Al Plebiscito, all’andata, i bianconeri hanno dimostrato di poter tener testa alla potente formazione bresciana e forse sarebbero bastati pochi minuti in più per ribaltare un risultato che ha visto poi favorire Calvisano.
La chiave di lettura della partita potrebbe essere questa: bloccare le iniziative del “cervello” Griffen, limitare al massimo i falli per non concedere troppe possibilità al felice piede di Marcato e battere in agilità il possente pack di mischia giallonero.
Roba da niente…
Già, ma il Petrarca ce la può fare.
Inutile dire che noi ci saremo al “Peroni San Michele”, dietro lo striscione inneggiante: FORZA PETRARCA. SEMPRE!    

Enrico DANIELE